Politica

Da sinistra a destra: tutti pazzi per Minniti, “sceriffo” con la stella (rossa)

minniti

Marco Minniti? È sempre più la star (trasversale) di questo ultimo scampolo di estate che ha trovato un inedito protagonista proprio in quel governo Gentiloni che non brilla di certo per empatia con il popolo italiano. Per avere il polso dell’appeal del ministro dell’Interno “legge & ordine”, quello che ha risollevato l’umore e le quotazioni di un Pd in piena crisi (del migrante), è giunta la prova del nove: l’invito, come uno tra gli ospiti più attesi, ad Atreju 2017, la kermesse ideata da Giorgia Meloni che da sempre rappresenta l’evento più significativo della ripresa politica a settembre.

Sul palco della festa di Fratelli d’Italia, come ha svelato la stessa leader, ci sarà proprio lui: il titolare del Viminale che sta facendo letteralmente impazzire la sinistra associazionista e radicalchic – da Gino Strada a Gad Lerner (con il primo che ha sbraitato contro «lo sbirro» del Viminale e il secondo che ha sbattuto la porta del Pd proprio per colpa delle sue politiche securitarie) –, che sta scatenando l’ironia di Crozza (fantastica la parodia col motto «Il Pd non può lasciare il fascismo ai fascisti…»), e che sta a suo modo interessando la destra, seppur con tutte le cautele del caso: «Per noi è molto fumo e poco arrosto – ha chiarito Meloni -, però riconosco che sull’argomento immigrazione questi del governo sono un po’ rinsaviti».

Ossia, i provvedimenti di Minniti – dal codice di condotta sulle Ong all’accordo con la marina della Libia – hanno contribuito a ridurre drasticamente gli sbarchi di immigrati sulle coste italiane e, come nel caso dello sgombero della palazzina occupata dai profughi in piazza Indipendenza a Roma, sono riusciti a dare la percezione di un esponente del governo che ha compreso il sentiment popolare rispetto alla questione sicurezza. Non stupisce allora che “l’effetto Minniti” abbia scavalcato i confini nostrani e stia incuriosendo l’establishment internazionale. È il caso dello speciale dedidato a lui pubblicato sull’inglese Guardian: «Un ex comunista con profonde connessioni con l’intelligence italiana e le leve dello Stato – ha scritto il quotidiano britannico a proposito del ministro -. È uno dei politici più controversi in Europa. Il suo successo nel ridurre i flussi migratori gli ha portato lode e popolarità dalla destra e notorietà da parti della sinistra».

Già, se la regola d’ingaggio all’inizio della sua chiamata per il dopo (disastro) Alfano è stata quella «di sfatare il tabù che le politiche di sicurezza sia “par execellence” di destra» perché «sulla sicurezza e sull’immigrazione ci giochiamo gli equilibri democratici dell’Europa e dell’Italia», questo obiettivo dell’ex allievo di Massimo D’Alema (di cui è stato anche sottosegretario alla Presidenza del Consiglio), ex sottosegretario alla Difesa del governo Amato ed ex sottosegretario con delega ai servizi nei governi Letta e Renzi, sembra essere stato ampiamente sdoganato nella rive gauche.

Non solo i sondaggi continuano a premiare il ministro come il più gradito nel governo Gentiloni, ma il suo intervento tutto politico (e per nulla istituzionale) alla Festa de l’Unità ha alimentato lo scenario “terribile” che non fa dormire sonni tranquilli a Matteo Renzi: le quotazioni alle stelle di Minniti come prossimo premier-cerniera qualora la legge elettorale, quella attuale, impedirebbe di fatto l’indicazione immediata del prossimo inquilino di palazzo Chigi. A quel punto, sostengono in tanti nell’inner circle del Pd non di stretta osservanza renziana (quella che dialoga con gli scissionisti di Bersani ma anche con spezzoni del centrodestra), chi potrebbe garantire trasversalmente una gestione di garanzia sui temi “caldi” se non la star politica dell’estate 2017?

Antonio Rapisarda

Giornalista e scrittore. Cronista politico per Il Tempo. Scrive anche per Diario del Web, Panorama e Tempi. Chitarrista di Lucilio s'è smarrito Seneca.
E' coordinatore editoriale di Charta minuta.

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