L'intervento

Il Giorno del Ricordo per non dimenticare il mostro rosso.

“Dove di preciso?”, fu la mia domanda alla guida storica che ci accompagnava. “Pochi metri accanto a lei”, fu la risposta. Era una foiba. Non occorreva più una parola perché la consapevolezza che sotto quei pochi metri quadri furono gettate vive centinaia di persone, come fossero rifiuti, lasciò spazio solo ad una sensazione interiore che aveva lo stesso colore del cielo plumbeo di quella mattina, a Basovizza.

Era il 7° anno della istituzione del Giorno del Ricordo, ero stato eletto nel mio paese natale un paio di anni prima e con il sindaco che mi aveva delegato alla Cultura, organizzammo un viaggio a Trieste per far conoscere agli studenti il lager nazista denominato Risiera di San Sabba e appunto le foibe. Un viaggio per capire e far capire il livello di atrocità che ha legato in maniera trasversale l’ideologia comunista a quella nazista, in Italia. In Italia dove il dittatore comunista Tito, tra il 1943 e il 1945, mandò le proprie truppe ad uccidere gli italiani che, secondo gli assassini rossi, avevano la colpa di vivere a casa propria. Quasi 2 mila italiani furono gettati nelle fessure del terreno, con la tecnica che prevedeva una corda che univa le caviglie di più persone posizionate in parallelo ed un colpo di proiettile che le faceva cadere ad effetto domino. Le persone morivano soffocate, non per il colpo dei proiettili. Altri 9 mila italiani invece furono chiusi nei campi di concentramento comunisti e poi buttati nel mare Adriatico. 350 mila italiani furono quelli costretti all’esodo. Il 10 febbraio 1947 il trattato di Parigi assegnò alla Jugoslavia le terre in precedenza italiane. Un trattato di pace. Una pace ad un prezzo troppo alto, perché troppo alta è stata la violenza subita dagli italiani a casa propria.
Dunque oggi è un giorno per ricordare, per non dimenticare, per provare ad immaginare i volti di quelle 11 mila persone che hanno trovato morte, per capire e far capire tutto ciò che è presente nel bagaglio della definizione “comunista”.

Antonio Coppola

Classe 1987, formazione umanistica. Tra lavoro aziendale e passione per le Arti, è membro direttivo della Fondazione Farefuturo.

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