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Impresa, famiglia e lavoro: così si rifà grande l’Italia

Dieci anni dopo la grande crisi finanziaria e bancaria del 2007 l’Europa è in profonda crisi politica ed istituzionale ma i singoli Stati europei hanno avuto riscontri diversi. Germania, Francia, Gran Bretagna e tanti altri, persino l’Irlanda su cui la crisi economica aveva avuto un impatto tremendo, sono da tempo in ripresa, per non parlare della Polonia la cui crescita non si è mai arrestata. In fondo alla classifica nella capacità di recupero, con Portogallo e Grecia, vi è proprio l’Italia, in cui si sommano crisi politica e crisi economica. Con governi che galleggiano, frutto di maggioranze parlamentari ma mai espressione reale di volontà popolare. Premier mai votati da alcuno con programmi mai consacrati nelle urne. Anche per questo il nostro Paese non reagisce, perché non ha guida né rotta.

L’Italia non ha ancora recuperato i livelli di dieci anni fa: Pil, produzione, occupazione, investimenti sono ancora inferiori a quelli registrati nel 2007 e le previsioni più attendibili sono purtroppo  ancora negative: continuando di questo passo ci vorranno altri dieci anni, troppi per la sopravvivenza del nostro sistema sociale, sottoposto ad una morsa mortale – pochi nati/molti anziani – e accerchiato da invasioni e guerre. Troppi per i nostri giovani che rischiano di essere una generazione bruciata. L’Italia ha bisogno di una svolta radicale, una politica per Impresa, Famiglia, Lavoro.

Parlo e non a caso di impresa e non solo di industria, anche se sono convinto che l’industria resta l’asse portante della nostra economia, soprattutto l’industria manufatturiera che ci rende ancora un grande Paese esportatore. Impresa è qualcosa di più di industria. È un un sistema di valori e di cultura, ingegno, innovazione, creatività. Impresa è una caratteristica dell’essere italiano, che ci ha fatto grandi nella storia e nel mondo. Per questo, occorre investire nell’impresa. Liberando l’atto creativo dell’economia e della società da lacci e laccioli, spesso soffocanti, di burocrazia e fisco, ma anche da corruzione, clientelismo, nepotismo. 

IMPRESA 4.0 e non solo Industria 4.O. Investimenti, innovazione, istruzione. Nell’industria ma anche in agricoltura, cultura, turismo. La quarta rivoluzione industriale in Italia deve essere anche e soprattutto una leva per valorizzare storia e territorio, facendo dell’economia della digitalizzazione l’occasione per fare del nostro passato il nostro futuro, evidenziando nell’era della globalizzazione le specificità di un Paese unico al mondo per i suoi beni artistici e archeologici e per la sua qualità della vita. Arte, alimentazione, ambiente sono pilastri di Impresa 4.0 e possono fare del nostro turismo la più grande opportunità di crescita e di benessere. Quindi digitalizzazione della nostra offerta turistica, dimezzamento dell’Iva, ma anche investimenti in infrastrutture portuali e aeronautiche, valorizzazione della nautica, tutela del Made in Italy da contraffazione e concorrenza sleale, valorizzazione di agricoltura e filiera agroalimentare, recupero e tutela del territorio.

FAMIGLIA non è un retaggio del passato ma una necessità del futuro. Senza famiglia non vi è natalità e non vi è istruzione. Per questo è necessario il Reddito di natalità, molto più importante del cosiddetto Reddito di cittadinanza. Il Reddito di natalità è un forte stimolo al principale atto creativo di cui abbiamo disperatamente bisogno per rinnovare la nostra società e ridurre il peso degli anziani sui giovani. Siamo diventati il secondo popolo più vecchio al mondo, costretti a posticipare continuamente l’età pensionabile e condannando così i nostri giovani alla precarietà ed a lavori senza gratificazione e scarsamente remunerativi per mantenere una massa sempre più ampia di anziani. Il Reddito di natalità associato ad una politica fiscale che introduca il quoziente familiare, sono le vere politiche attive per scuotere il Paese. Il Reddito di natalità a differenza del Reddito di cittadinanza è Impresa, politica attiva e non passiva, stimola l’innovazione e la crescita. Il Reddito di cittadinanza rischia invece di mortificare ulteriormente l’impresa, condannando ad una infelice decrescita.

LAVORO quindi e non mera occupazione e tantomeno reddito senza occupazione. Lavoro come espressione del fare. Zero tasse e contributi per tre anni sulle imprese create dai giovani e sui giovani assunti dalle imprese. Ogni giovane che crea una impresa e ogni giovane che viene assunto in una impresa diventa motore di crescita e di consumo. Se diamo qualche certezza ai nostri giovani ne facciamo cittadini, genitori,  lavoratori, spesso imprenditori. Oggi l’Italia è il Paese che nega il lavoro e il futuro ai propri giovani, con il più alto tasso di disoccupazione giovanile e con il più alto tasso di NEET, cioè di giovani che non studiano e non cercano lavoro. Zero tasse sui giovani è il modo migliore per riattivare la mobilità sociale, dare spinta alla competitività, valorizzare il merito e la conoscenza, rimettere in moto chi si è rassegnato, consentire a chi può di sognare e creare.

L’Italia non può diventare un grigio museo all’aria aperta, in cui i propri figli migliori cercano fortuna all’estero. Cambiare si può, cambiare si deve. Subito.

Adolfo Urso

Presidente della Fondazione FareFuturo e direttore responsabile di Charta Minuta. Giornalista, Parlamentare per cinque legislature, cofondatore prima di An e poi del PdL, è stato viceministro alle Attività Produttive con delega al Commercio Estero. Oggi è anche Presidente della società Italy World Services, con sede a Roma e Teheran e sedi operative in tredici Paesi nel mondo.

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