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L’intervista. Urso: “Io, ex colonnello di An, ora aiuto le imprese in Iran”

Adolfo Urso

Pubblichiamo di seguito l’intervista integrale ad Adolfo Urso, presidente di Farefuturo, su “Il Tempo”.

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«Scusami un attimo. Sto controllando al centralino la prenotazione dell’aereo…».

Dove va di bello Adolfo Urso?

In Iran…

E che ci fa nel Paese degli ayatollah?!

Lavoro per le imprese italiane, ho aperto un ufficio della mia società a Teheran e almeno una volta al mese vado per incontrare i miei partner, formare i collaboratori e i dipendenti, seguire direttamente i progetti. Stavolta troverò una città in festa per la vittoria di Rohani…

Fermiamoci un attimo. Adolfo Urso, 59 anni, siciliano di Acireale, ex viceministro, ex colonnello di An. È stato tra i finiani di punta e “di allora” che seguirono Gianfranco Fini nello scontro fratricida con Berlusconi. Imploso tragicamente quel progetto e messa su una start-up, oggi si è ripreso le chiavi della sua fondazione Farefuturo. Sostiene il percorso Giorgia Meloni, «come un fratello maggiore sì, ma che ha fatto i suoi errori».

Perché è così contento del successo di Rohani?

È una vittoria senza precedenti perché il confronto era netto e chiaro con la Guida Suprema che aveva appoggiato il suo antagonista e con tutti coloro, pasdaran e fondazione religiose, che pensavano di fermare l’accordo sul nucleare. Hanno vinto i giovani, la storia va avanti.

C’entra qualcosa con il suo business l’esperienza da ex viceministro con delega al Commercio estero?

Molto, ovviamente. Io non percepisco il cosiddetto “vitalizio” e quindi, chiusa la mia esperienza istituzionale, nel pieno rispetto della legge sul conflitto di interessi, che altri hanno aggirato, ho realizzato una società di consulenza alle imprese che opera in molti paesi del mondo. Già quattro anni fa, avevo percepito che la situazione stava cambiando e che saremmo giunti a questo punto, per questo ho scommesso sull’Iran ed ho avuto ragione.

Trump sarà visto con il diavolo lì dopo la stagione Obama…

È un pregiudizio. Il governo iraniano aveva “consigliato” la comunità iraniana che vive negli Stati Uniti di votare Trump, perché lo riteneva meno legato agli stereotipi ideologici rispetto alla Clinton. Peraltro, non è facile spiegare al mondo perché l’amministrazione Usa preferisca l’Arabia Saudita, Paese dove Trump proprio in queste ore ha firmato accordi miliardari per la vendita di armi, rispetto all’Iran. L’Iran è in guerra contro l’Isis, come noi…l’Arabia Saudita ha giocato con il fuoco finanziando i fondamentalisti.

Non mi sembra che lei abbia abbandonato la politica.

Il 14 giugno del 1971 ero nella azienda di mio padre, come ogni estate, a lavorare con gli operai, quando la radio annunciò il successo del Msi di Almirante alle regionali siciliane: primo partito a Catania e Trapani, terzo in Sicilia! Mi sentivo già di destra e quella notizia mi colpì. Avevo 14 anni ma già confezionavo volantini con il ciclostile. Come si fa a cambiare alla mia età dopo una vita dedicata alla politica?

Per anni con Farefuturo è stato al centro della scena. Con Fini a presiedere. E adesso?

Farefuturo continua a svolgere la sua attività, per quanto può, come può, in una realtà profondamente cambiata, per fare capire che una Nazione non può vivere senza un progetto. Appunto, senza pensare e creare il futuro.

Senza girarci attorno: di chi è la colpa di quel disastro, dell’implosione tra Fini e Berlusconi?

Di entrambi. Di loro e di noi. Ma io non cerco colpevoli, quando posso contribuisco a fornire soluzioni. Il piacere delle fucilazioni lo lascio a gli altri. Io preferisco avere il piacere di costruire, se ancora è possibile, ovunque sia possibile.

Su vent’anni di destra di governo ha poi scritto un libro. Operazione di auto-analisi psicologica?

Forse. Lo chieda a Mauro Mazza con cui ho scritto il libro. È più distaccato dalla realtà per dare un giudizio sereno. Si, forse scrivere è stato come “elaborare il lutto” di un mondo scomparso, quello di An. Già in quel libro, scritto quattro anni fa, indicavo in Giorgia Meloni l’unica che potesse raccogliere il testimone per andare oltre.

Alla leader di FdI ci arriviamo. Lo sente più Fini?

Si, certo. Come si fa ad amputare quarant’anni della propria vita? Ma con lui non parlo più di politica. Le nostre strade si sono divise nel 2011. Non ho condiviso le scelte di Fli di rompere l’alleanza di centrodestra. Ho pagato un prezzo personale altissimo…credo che in Italia siano davvero pochi coloro che si dimettono dal governo per un ideale, di solito accade il contrario, si va al governo vendendo e rinunciando ai propri ideali. Ma questa è un altra storia, che è inutile rivangare…

Oggi è vicino a Giorgia Meloni. Perché?

Se posso, quando posso, come posso aiuto Giorgia Meloni, perché lei può fare quello in cui noi siamo mancati. Non è sola, attorno a lei ha tanti giovani che possono portare nuove energie di cui l’Italia ha tanto disperato bisogno. Soprattutto in questi mesi, chi può deve impegnarsi.

Che contributo può dare un ex colonnello di An come lei alla giovane leader sovranista?

Questo. Dare dare senza chiedere. Per questo mi rivolgo a chi ha costruito Alleanza Nazionale, al meraviglioso popolo che vi ha creduto. Non serve a nulla recriminare sul passato, superate pregiudizi e steccati.

Per fare cosa?

L’ho detto prima, lo ribadisco. Perché occorre costruire, e subito, una nuova alternativa di governo. L’Italia è nel baratro, ultima tra i Paesi europei nella crescita del Pil, prima per rischio debito pubblico. Le imprese soffocano, le banche sono al collasso, la povertà cresce, la produttività diminuisce. Un caso su tutti: Alitalia. Era ed è il simbolo dell’Italia. L’Italia, come Alitalia, è in svendita. Dobbiamo costruire il Fronte degli italiani.

Ha scritto che popolari e populisti possono risolvere la crisi della destra. Evitare cioè il massacro avvenuto tra Le Pen e Fillon. Come?

Qui, a differenza che in Francia, popolari e populisti hanno una storia comune, nata nel ’93 con la scesa in campo di Berlusconi e l’alleanza tra Forza Italia, Msi-An e Lega. Ieri la contrapposizione era tra secessionisti, la Lega, e nazionalisti, noi di An. Poi Fini andò a prendere il caffè con Bossi…Oggi popolari e populisti si dividono sull’euro e sull’Europa. Beh, se riusciamo a definire un programma comune possiamo fare in Italia quello che Macron ha fatto in Francia e che Theresa May sta facendo un Gran Bretagna: il partito della Nazione. Proprio dove Renzi ha fallito.

Le manca l’Aula?

Assolutamente no. Solo demagogia. Oggi più di ieri. Mi mancano le Commissioni, dove si fa il lavoro vero di scrittura delle leggi. Mi manca soprattutto il contatto con i giovani, le scuole di formazione, i seminari di ricerca. Mi manca e manca la classe dirigente. I social network, invece, hanno creato la post-verità. È terribile. Gli algoritmi adattano i messaggi dei politici alle esigenze di ciascuno. Cercano solo il consenso senza nemmeno lo straccio di un programma, sostengono tutto e il contrario di tutto, senza alcuna coerenza. Questa è la fine dell’Occidente, dobbiamo reagire.

Farefuturo

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