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La coppia centrale Meloni e Salvini

 In Italia ed anche in gran parte degli altri paesi europei non esiste più il bipolarismo Popolari versus Socialisti che ha caratterizzato i Sessant’anni dell’Unione Europea. Non esiste più  nemmeno nel Parlamento europeo, dove i due gruppi sono in forte difficoltà nel difendersi dai nuovi arrivi. In Olanda lo scontro elettorale è stato tra il premier liberale di destra Rutte e il leader populista di destra Widers. E Rutte sarà costretto a dar vita ad  una coalizione multiforme, mettendo insieme destra e sinistra tradizionale, per dare un incerto governo al Paese.

In Francia, dove si voterà a breve, la alternativa verosimilmente sarà tra il leader “nuovista” Macron, che è emerso fondando una nuova forza politica dalla frantumazione della rappresentanza socialista, contro Marine Le Pen, che ha radicalmente rinnovato il Front National trasformandolo in un soggetto che rappresenta non l ‘estrema destra ma il “basso” contro l'”alto”, peraltro recuperando temi laici e diritti civili che sono patrimonio storico della società francese. Per la prima volta nessuno dei due blocchi storici, gollisti e socialisti, giungeranno al ballottaggio, sancendo così la fine del bipolarismo tradizionale.

In Germania, comunque finisca il confronto tra la Merkel e Schultz, i due partiti popolari e socialisti saranno costretti a convivere ancora nello stesso governo, per fronteggiare Alternativa per la Germania.

In tutta Europa non esiste più l’alternativa Popolari versus Socialisti, perché entrambe le forze politiche rappresentano il Vecchio e molto spesso l’Establishment e perché si sono frantumati i blocchi ideologici, culturali e sociali, che ne stavano a fondamento.  La rappresentanza è sempre più dispersa comunque si aggrega in forme diverse dal passato, secondo esigenze particolari che non si pongono necessariamente l’obiettivo della governabilità ma solo quella della rappresentanza di interessi reali, reali, spesso minacciati, quindi della resistenza più che del cambiamento.

Popolari e Socialisti sono minacciati dall’esterno e sono costretti a far fronte comune. La cosiddetta Grande Coalizione, il cui terreno elettorale si restringe ogni giorno, non è più la eccezione da avanzare in momenti di emergenza ma la prassi in un contesto profondamente mutato: la formula più diffusa, quasi necessaria, al nord come al sud d’Europa. La alternativa non è più fra destra e sinistra ma tra le forze politiche tradizionali, ovunque in difficoltà, e le forze cosiddette “nuove”, che rappresentano la protesta degli esclusi contro l’elité, nella maggior parte dei Paesi con prevalente matrice di destra, come in Olanda, Francia, Germania, ma anche in Gran Bretagna, Polonia, Ungheria, Austria; in alcuni casi, come in Spagna e in Grecia, con prevalenza di sinistra.

In Italia, la prospettiva è ancora più chiara e conferisce una maggiore responsabilità al cosiddetto “polo sovranista”, identificato nella coppia Meloni/Salvini, e più in generale al centrodestra, al cui interno esso ha ormai un peso maggioritario.

La coppia Meloni/Salvini ha conquistato una posizione centrale nello schieramento politico e avrà nel prossimo Parlamento un potere di interdizione così forte come mai prima d’ora hanno avuto altre forze politiche centrali, nei decenni passati: giscardiani in Francia, liberali in Germania, socialisti e laici in Italia. Essere centrali non significa affatto e non significa più essere centristi. Anzi!

Se la legge elettorale non sarà modificata, è molto probabile che la prima forza politica sarà Cinque Stelle, la cui lista agguanterà la prima posizione pur non riuscendo a superare la asticella del 40 per cento, che consentirebbe di ottenere il premio di maggioranza. Di conseguenza, il primo incarico di formare il governo spetterà proprio ai Cinque Stelle. In questo contesto, il destino della legislatura sarebbe nelle mani della coppia Meloni/Salvini, la quale potrebbe dare il sostegno parlamentare ad un governo di Cinque Stelle oppure negarlo, aprendo la strada ad una “grande coalizione” tra destra e sinistra come ormai esiste in molti paesi europei.

Meloni e Salvini dovranno assumersi una grande responsabilità con il rischio di cadere dalla padella alla brace e di bruciare l’intero Paese. Hanno quindi il dovere e la necessità di definire il proprio bagaglio programmatico e la propria proposta politica per giungere all’appuntamento capaci di dettare le condizioni per il governo del Paese. Imporre e non subire le scelte!

Nel caso Italia, è infatti sin troppo chiaro che i Cinque Stelle, come hanno fatto trapelare in diverse occasioni alcuni suoi esponenti, non potrebbe mai allearsi con Renzi ma nemmeno con Berlusconi: potrebbe in certe condizioni trovare una sintonia solo con Salvini e Meloni. Nel contempo, un governo di “grande coalizione” potrebbe sorgere solo se avrà anche il consenso di Salvini e Meloni, perché senza di loro non ci sarebbe alcuna maggioranza parlamentare. In ogni caso, Salvini e Meloni sono gli unici a poter praticare la tradizionale e vituperata politica dei “due forni” che, però, oggi rispetto al passato, assume un più grave rilievo strategico perché comporta in qualche misura una scelta di sistema.

Se, invece, fosse introdotto il premio di colazione, la responsabilità di indicare il governo del Paese ricadrebbe verosimilmente sull’intero centrodestra, che potrebbe puntare realisticamente ad essere la prima coalizione, pur non superando la quota del 40 per cento.

In tal caso, il centrodestra avrebbe il compito di esprimere un governo e un programma sul quale dovrebbero essere gli altri ad esprimere il loro consenso. In ogni caso, nascerebbe anche in questo caso un governo di minoranza che navigherebbe in Parlamento, in condizioni difficili, fors’anche per portare a nuove elezioni nel giro di uno/due anni.

In questo contesto, appare molto probabile che la prossima legislatura sia di transizione, meglio sarebbe di rifondazione. Il centrodestra deve quindi necessariamente porsi anche il compito di indicare una strada per fare della prossima breve legislatura una legislatura comunque Costituente. Tanto più dopo il fallimento della riforma renziana, sonoramente bocciata dagli elettori.

Salvini e Meloni hanno sulle loro spalle una grande responsabilità. Se resta questa legge elettorale, con il premio al partito, devono attrezzarsi, con un programma concordato e con una adeguata rappresentanza parlamentare, a farsi carico di indicare chi governerà il Paese e a quali condizioni consentirlo. Dovranno verosimilmente anche ipotizzare una loro lista comune o anche, in alcune condizioni, di tutto il centrodestra.

Se invece dovesse essere introdotto il premio di coalizione, Salvini e Meloni dovranno farsi carico di definire con Berlusconi come rappresentare all’interno della coalizione quella spinta al cambiamento così radicale, possiamo definirla per semplicità di espressione populista e sovranista, senza la quale si rischia di lacerare in modo irreparabile il Paese.

La coalizione del centrodestra è l’unica che ricomprende al suo interno le due esigenze di governabilità e di protesta, tradizionali e populiste. È l’unica che può tentare di trovare una proposta politica comune capace di parlare alle due metà del Paese.

La coalizione di centrodestra rappresenterebbe quindi anch’essa come tale il polo centrale della politica italiana, rispetto ai Cinque Stelle da una parte e la Sinistra di Renzi e soci dall’altra. Al suo interno avrebbe in qualche misura le due “anime” della politica attuale: la protesta e la governabilità. È l’unico Polo politico che può riunificare le due metà del Paese, perché ha già  al suo interno le due metà: ha Berlusconi che con Forza Italia aderisce al Partito popolare, con altri corollari centristi, ed ha al suo interno Salvini e Meloni che ormai rappresentano legittimamente la spinta al cambiamento, populista e sovranista.

Se la coalizione di centrodestra riuscisse nell’intento, difficile ma non impossibile, di realizzare un programma di governo che coniughi le due esigenze e renda compatibile le due “anime” in una proposta fascinosa e nel contempo efficace, con una leadership credibile ed una classe dirigente adeguata, potrebbe guidare la Nazione, ricucendo le due metà del Paese oggi radicalmente divise. Solo il centrodestra può farlo!

In altre parole, con l’attuale legge elettorale Salvini e Meloni saranno posti nella difficilissima scelta di chi far governare: se il populismo alla Grillo o la coalizione dei vecchi partiti. Se invece fosse introdotto il premio di coalizione verosimilmente sarà la coalizione di centrodestra a indicare la formula di governo e gli altri saranno costretti a scegliere.

In ogni caso, mancano pochi mesi ad un appuntamento troppo importante. Salvini e Meloni facciamo meno apparizioni televisive e concentrino la loro attenzione su come prepararsi all’evento più importante della loro rispettiva vita politica. Diano subito vita ad un tavolo comune programmatico che definisca la base della propria piattaforma, da presentare a Berlusconi e poi al Paese. Saranno loro comunque e non altri che dovranno scegliere, qualunque sia il sistema elettorale, e se giungeranno impreparati all’appuntamento con la storia, rischiano di impantanarsi e di bruciarsi.

Rischiano soprattutto di impantanare e bruciare le residue speranza della Nazione Italia di risorgere.

Il futuro è nelle loro mani.

Adolfo Urso

Presidente della Fondazione FareFuturo e direttore responsabile di Charta Minuta. Giornalista, Parlamentare per cinque legislature, cofondatore prima di An e poi del PdL, è stato viceministro alle Attività Produttive con delega al Commercio Estero. Oggi è anche Presidente della società Italy World Services, con sede a Roma e Teheran e sedi operative in tredici Paesi nel mondo.

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