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È la fine dell’Unione? Rinasce l’Europa!

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Il 25 marzo del 1957, 60 anni fa, con i due Trattati di Roma, nasceva la Comunità Economica Europea e la Comunità europea dell’energia atomica, dando forma all’Europa che noi conosciamo e che ormai non riusciamo più ad apprezzare, anche se per lunghi anni ci è apparsa come la migliore costruzione possibile: il rifugio di pace e benessere dopo secoli di guerre civili europee. Per la verità, si giunse ai Trattati di Roma, dopo alcuni tentativi falliti, che ponevano basi molto diverse, come quello della Comunità Europea di Difesa. Fu la Francia ha proporla, ma dopo la morte di Stalin, ci ripensò e l’Assemblea legislativa di Parigi bocciò l’iniziativa nel 1955, come fece decenni dopo con i Trattati di Nizza, che avrebbero posto ben altre basi rispetto a quelle attuali che si fondano soprattutto sulla moneta comune, il tanto vituperato Euro

I Trattati di Roma furono firmati da sei Paesi, anche allora con il boicottaggio della Gran Bretagna. Tre “grandi”, allora di quasi pari entità: Germania, Francia e Italia. E tre “piccoli”: Olanda, Belgio e Lussemburgo, Stati cuscinetto tra Francia e Germania. Naturalmente all’epoca la Germania era divisa in due, la nostra metà occidentale con capitale Bonn, Paese fondatore della CEE, l’altra metà comunista fu invece socio fondatore del COMECON: l’alleanza economica dei paesi europei nell’orbita sovietica. Noi aderimmo alla NATO, loro al Patto di Varsavia.

Oggi la Germania è unita e la Germania unita può costituire un problema per tutti anche per se stessa. “Noi amiamo tanto la Germania che ne preferiamo due”, amava ripetere con la solita sagacia Giulio Andreotti che di potere se ne intendeva quasi quanto Machiavelli.

La Germania è unita e forte informa di sé la nostra Europa. La Cancelliera Merkel si ricandida per il quarto mandato, cosa che nessuno prima di lei aveva mai pensato di fare. Nel frattempo, ha imposto in questi quindici anni vertici europei di basso profilo, spesso espressione di paesi piccoli e deboli: portoghesi, belgi, lussemburghesi, olandesi, polacchi, a volte anche italiani.

E mentre la Germania è forte ed unita, l’Europa è sempre più debole e divisa. Ha perso la Gran Bretagna ed è accerchiata a Est da Putin, a Sud da Erdogan e ad Ovest da Trump. In più, è sottoposta alla invasione commerciale della Cina e alla invasione migratoria di popolazioni islamiche. Nel contempo ha la guerra ai suoi confini, in Ucraina e nel Medio Oriente, la guerra civile in Libia e quella in Siria, l’Egitto dominato da Al Sisi che resta una grande polveriera, la penisola Arabica focolaio di terrorismo e fondamentalismo. In più e su tutto, ha il terrorismo islamico in casa: sotto attacco nelle sue capitali, a Parigi, Berlino, Bruxelles e prima ancora a Madrid e Londra.

L’Europa è debole, divisa e sotto attacco e comincia a capire che forse il suo vero problema è proprio la Germania forte e unita, che ha svuotato e dominato le istituzioni comuni.

La rivolta dei “populismi”, che si sta trasformando nella rivolta dei “sovranisti” può diventare in breve una vera rivoluzione. Peraltro la Brexit prima e la elezione presidenziale in USA poi, con l’aggiunta del referendum in Italia, dimostrano che l’Occidente “profondo” è in rivolta contro il suo establishment, perché si sente tradito nei suoi valori e minacciato nei suoi interessi.

Tutte le “periferie” sono in rivolta. Il Sì ha prevalso solo al “centro” di Milano e di Roma, la difesa dell’Europa ha prevalso solo a Londra (e in Scozia), la Clinton ha vinto solo a New York, Los Angeles e nelle aere urbane delle Coste.

La rivolta è profonda e coinvolge il “cuore” dell’Occidente.

L’Unione è sotto attacco e non ha la forza di reagire. Essa è e appare come somma di burocrati senz’anima e senza idee. L’Unione è finita, sessant’anni dopo la sua nascita?

Sì, l’Unione è finita perché ha preteso di cancellare la Sovranità dei singoli Stati senza creare una vera Sovranità europea. L’Unione è finita perché non ha saputo trasformare una Comunità Economica in una Comunità di valori e di interessi. L’Unione è finita perché la Germania ha imposto i suoi interessi sulle istituzioni europee e la parità del Marco con l’Euro.

L’Unione è finita, perché non può essere dominata dai signori della moneta. Bisogna prenderne atto il prima possibile. L’Unione è finita come era finito già vent’anni prima di Sarajevo, l’Impero Austro-Ungarico, ma nessuno allora ne volle prendere atto. Non possiamo aspettare un’altra Grande Guerra per prendere atto della fine dell’Unione.

L’Unione è finita. L’Europa può rinascere.

La nuova sovranità, tanto più necessaria dopo le scelte americane, può emergere solo in una Confederazione di Stati Europei in cui ciascuno abbia la sua dignità. Una Confederazione che riconosca le singole sovranità degli Stati nazionali in un contesto in cui si preservi la Comunità economica, l’Unione doganale e il Mercato Comune e tutto quanto si deve fare insieme in un mondo multipolare, dove si affermano grandi potenze regionali. Una Confederazione che riparti soprattutto dalla Energia e dalla Difesa, come doveva essere già sessanta anni fa. Ricerca, Difesa, Sicurezza, Energia, Mercato. Per il resto, si riaffermi la Sovranità dei singoli Stati. Una vera Confederazione dunque, non una falsa Unione.

 

Adolfo Urso

Presidente della Fondazione FareFuturo e direttore responsabile di Charta Minuta. Giornalista, Parlamentare per cinque legislature, cofondatore prima di An e poi del PdL, è stato viceministro alle Attività Produttive con delega al Commercio Estero. Oggi è anche Presidente della società Italy World Service, con sede a Roma e Theran e sedi operative in tredici Paesi nel mondo.

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