L'intervento

La “novità” di FdI? L’identità di popolo da radicare (anche) nel cambiamento

Negli ultimi vent’anni la sociologia contemporanea ha affermato che le identità, individuali e di gruppo, si fanno sempre più evanescenti, ma soprattutto sempre meno ancorate a valori stabili e sempre più sperimentate in relazione al contesto e al tempo. Nella società liquida di Bauman la questione dell’identità diventa una sorta di realizzazione individuale, un’esperimento costantemente rinnovato nel corso della vita: “Se in passato l’arte della vita consisteva prevalentemente nel trovare i giusti mezzi per un determinato fine, oggi si tratta di sperimentare, uno dopo l’altro tutti i fini che si possono ottenere con l’aiuto dei mezzi già ottenuti o alla propria portata. La costruzione dell’identità ha assunto la forma di un’inarrestabile sperimentazione”. Ciò che Bauman sottolinea è il venir meno delle ragioni per cui l’identità debba avere contorni ben definiti e socialmente individuabili sulla base di schemi diffusamente accettati e privi di ambiguità, permanenti nel tempo. Le identità della modernità “svolazzano liberamente e sta ai singoli individui afferrarle al volo usando le proprie capacità e i propri strumenti” ci dice Bauman.

In realtà la fluidità identitaria di cui parla Bauman è parte di una visione della società che negli ultimissimi anni non è più utile a cogliere le contraddizioni e le dinamiche sociali e relazionali. Proprio perché sono venuti a mancare i riferimenti stabili complessivamente riconosciuti e reiterati nel tempo, gli individui e i gruppi sociali hanno bisogno oggi di ristabilire una dimensione forte e non negoziabile della propria identità, per poter accettare la possibilità di modificare quegli elementi che permettono loro di relazionarsi in modo efficace con la mutevolezza del mondo e mantenere l’indispensabile capacità di leggerne e capirne i cambiamenti, non limitandosi quindi a rifiutarli, ma cercando una connessione positiva per governarli, dominarli e non esserne dominati. Questo vale soprattutto per i gruppi politici, oggi privi della sicura conformazione partitica tradizionale. L’eterogeneità sociale e individuale, gli incontri e gli scontri con culture altre, la complessità del quotidiano e la difficoltà di elaborare una visione per il futuro, rendono molto difficile la necessità di far coesistere in una proposta politica la dimensione micro con con quella macro dell’esistenza individuale e collettiva.

Se è vero che la differenziazione sociale rende necessaria un’attenzione al cambiamento e alla diversità – che una strutturazione identitaria monolitica e immutabile non sarebbe capace di cogliere – è altrettanto vero che il totale disancoraggio da valori e credenze pregresse, in nome di un totale e immediato adattamento al contesto, rende il partito politico troppo debole di fronte alla necessità di governare il cambiamento. Con l’aumento della necessità di evolvere la propria visione del mondo e ricontestualizzare il proprio ruolo nell’ambito della rete complessa di relazioni sociali, aumenta per i partiti anche l’esigenza di ancorare la propria identità ad elementi stabili, riconosciuti e riconoscibili.

Questa duplice attenzione, a quel che si è e, contemporaneamente, a quel che si deve diventare non è impossibile. Un partito – che dovrebbe essere innanzitutto una comunità di origine e intenti comuni – facendo leva sulla bidimensionalità identitaria, può rafforzare gli elementi strutturali della propria identità e al tempo stesso innovare quelli relazionali, che acquistano importanza per il gruppo come risorsa anche per la definizione in chiave relazionale della propria identità.

Siamo in tempi di identità politiche e sociali vaghe e disarmoniche, ma nel quadro politico italiano si intravede una forza che ha compreso la necessità di ancorare con forza la propria azione politica ad un’identità chiara e condivisa, un partito che ha fatto della forza identitaria la sua bandiera e al tempo stesso il frame della sua azione politica. Fratelli d’Italia riaggancia il suo messaggio e il suo programma ad un’identità che non è solo identità politica, ma aspira ad essere identità nazionale, non solo identità di una comunità di parte, ma identità di un popolo.
Ora Fratelli d’Italia deve dimostrare di essere anche in grado di accettare la possibilità di mutare quella parte della propria identità legata alla dimensione razionale e evolutiva, per potersi fare interpretate delle mutate esigenze sociali e poterne governare i cambiamenti. Perché rafforzare il proprio ancoraggio identitario non può oggi intendersi come una chiusura a difesa in un mondo autoreferenziale, ma deve significare rafforzare le proprie radici per saper affrontare i cambiamenti e “aggredire” da una posizione di forza il confronto con tutto ciò che è altro: altre visioni del mondo, altre culture, altri popoli, altri interessi, altre prospettive.

Chiara Moroni

Sociologa, insegna Comunicazione pubblica presso l’Università della Tuscia di Viterbo. Si occupa di comunicazione, politica, istituzioni, partiti, social media management. Nel 2017 è uscita la sua ultima monografia "Storie della Politica. Perché lo storytelling politico può funzionare" edito da Franco Angeli.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi