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L’era degli uomini forti

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La lezione di Trump negli USA suggella una tendenza mondiale che vede ovunque l’affermarsi di leader autorevoli, carismatici, spesso innovativi, comunque “forti”. È la richiesta di un Uomo Forte che dia sicurezza e che indichi la strada in un mondo sconvolto dalla globalizzazione, la quale, dopo tante speranze e illusioni, ora viene avvertita dai più, soprattutto nel “mondo di sopra”, cioè nella metà Nord del Pianeta, come una minaccia contro la quale reagire.

In un sondaggio di Demos appena pubblicato da Repubblica la richiesta di Uomo Forte è condivisa ormai dall’80% dell’elettorato italiano, senza più vere differenze tra Destra e Sinistra, come dimostra peraltro il tentativo di Renzi di apparire tale.

Renzi stesso ha fatto di tutto per frantumare ogni rappresentanza sociale, delegittimando Sindacati e Confindustria, Camera di Commercio e ogni altra forma di rappresentanza sociale, quei corpi intermedi che, nel bene e spesso anche nel male, rappresentavano comunque interessi collettivi anche se non di rado particolaristici. Oggi vi è solo Internet a veicolare il pensiero e ad organizzare il consenso in una Società Fluida che non ha più alcuna forma di organizzazione reale se non quella che emerge dai Social Network, a cui tutti si stanno velocemente adeguando.

Questa richiesta di Uomo Forte, capace di interpretare la Resistenza e in alcuni casi a realizzare un nuovo Rinascimento, accomuna in forme diverse – perché diverse sono le forme di rappresentanza e le modalità istituzionali – il Nord del Pianeta, quello che ha scandito nei millenni la civiltà dell’uomo e che oggi si sente sotto attacco, accerchiato, non solo dal Sud del mondo – con la globalizzazione senza regole condivise e la conseguente immigrazione selvaggia – ma anche dai suoi immediati confini.

Peraltro, come si può fermare un processo che nasce anch’esso in buona misura sulla “rete”? Pensate che oggi, con il suo telefonino collegato a Internet anche il pastore del Mali, nella parte più remota dell’Africa, sa bene che esiste un mondo diverso, che gli appare solo come il Paradiso del Benessere. Oggi, il pastore del Mali che prima non sapeva nulla di ciò che esisteva fuori dai suoi pascoli, ora ha le stesse informazioni sul mondo di quelle che vent’anni fa possedeva solo il Presidente degli Stati Uniti. Bloccare la sua aspirazione a condividere il Meglio ed ad uscire dal Peggio non sarà certo facile: non bastano buone intenzioni, sono necessarie forti azioni. Non deboli politiche farfugliate nei Parlamenti, ma Progetti Alti, condivisi ed attuati, che solo Uomini Forti, espressione di un Nuovo Nazionalismo, ritengono di poter realizzare.

Putin e Trump “sono due Statisti Forti”, dice Grillo. E non ha certo torto. Possiamo aggiungere che lo sono anche sono anche il primo ministro Abe in Giappone, che ha inaugurato l’Abeconomics, riaffermando la Supremazia del Giappone nella Regione, ma ancor più Xi Jinping in Cina che ha già dalla sua uno Stato forte, con il Partito Unico al potere. Mai un leader cinese aveva assommato tanti poteri dall’era di Mao. qualche giorno fa il Politburo cinese gli ha conferito anche la guida della Commissione per lo sviluppo integrato militare e civile. Ora Xi assomma in se dodici titoli, tra cui le cariche di Segretario del Partito Comunista, Presidente della Repubblica Popolare di Cina, Presidente della Commissione militare centrale. Nemmeno Mao Zedong o Deng Xsiaoping avevano assommato tanto potere.

Xi Jiping si è presentato al vertice di Davos come un leader mondiale, in Cina non ha più rivali e non vuole averne: ha incarcerato il leader nascente Bo Xi Lai (la cui conoscenza personale mi porta a dire che ha molte qualità di leader, come mai ne ho riscontrato in leader orientali), ed ora sembra non voglia nemmeno che il Congresso del Partito comunista decida il suo successore, quando sarà, come da tradizione.

Ma il fenomeno non riguarda solo le quattro più grandi potenze mondiali, a cui peraltro occorre aggiungere anche la Germania, con Angela Merkel che sembra essere in controtendenza nella sua espressione politica, apparendo una leader non populista, ma che in realtà con altre parole e altri metodi ha di fatto già conquistato l’Europa e si avvia velocemente al quarto mandato, cosa che nessun Cancelliere tedesco ha mai osato pensare!

La Germania con una Donna Forte domina l’Europa e impone le sue decisioni ed i suoi interessi: ha fatto prima di altri, tra parole suadenti e decisioni dure, quello che era stanno cercando di realizzare altri Uomini Forti in una Unione Europea debole e senza reali anticorpi, assediata dalla Russia di Putin ad Est, dalla immigrazione selvaggia (e da Erdogan) a Sud ed ora persino da Trump e dalla Brexit ad Ovest.

Persino quindi nelle collaudate democrazie anglosassoni, emergono leader forti  in democrazie autoritarie. In Europa, ad Angela Merkel si contrappongono soprattutto leader di paesi centro europei che non hanno grande peso politico: è il caso di Victor Orbàn in Ungheria, di Kaczynski in Polonia, e persino dei leader di Slovacchia, Romania, Moldova. Ma le prossime elezioni in Olanda e Francia potrebbero avvalorare questa tendenza anche in altri Paesi fondatori della Unione di ben altro peso politico e istituzionale. E poi si vota anche in Germania e la contesa alla Merkel viene da un’altra Donna Forte alla sua Destra.

E in Italia? Matteo Renzi ci ha provato ma ha fallito. L’Italia è troppo  debole per avere leader forti. L’Unione Europa è troppo debole per avere leadership autorevoli, anche perché sinora ha dovuto subire proprio la Merkel che non ha mai voluto Uomini Forti alla guida delle Istituzioni Europee come conferma, peraltro, anche la elezione di Antonio Tajani.

Persino nella dolce Australia, un premier forte come Malcom Turbull, leader liberale, afferma con forza le radici del Paese contro ogni contaminazione. Addirittura, In India, la più grande democrazia del mondo, usualmente indolente, segnata dalla rivoluzione non violenta di Ghandi e permeata dall’Induismo, un leader nazionalista come Damodardas Modi ha impresso una rivoluzione senza precedenti, cancellando l’era del Partito del Congresso, sulla base di una forte azione personale.

Certo, Australia e India sono a Sud del Mondo ma da sempre esprimono valori e si considerano parte del Nord del Mondo,

Se poi torniamo ai nostri confini, come non evidenziare quel che sta accadendo in Turchia dopo il fallito golpe che cercava di fermare la dittatura presidenziale e personale di Tayyp Erdogan. Erdogan sta trasformando la democrazia laica di Atarturk in un vero Sultanato, incarcera i dissidenti e sconvolge la Regione con una politica estera aggressiva che peraltro ha sinora ottenuto solo disastri.

Nel vicino Egitto, dopo la parentesi della rivoluzione araba, il generale Al Sisi ha “salvato” il Paese dai Fratelli Musulmani imponendo un regime personale che nemmeno Nasser aveva avuto: dei cosiddetti diritti civili si è persa anche l’ombra e possiamo comprenderlo, anche se mai giustificarlo, consapevoli della minaccia del fondamentalismo islamico, il quale, peraltro, ha nella Università del Cairo la sua culla intellettuale ed ideologica.

Potremmo, forse, dire che lo stesso premier israeliano Benjamin Netanyau, ha imposto in altri modi una forte leadership personale, tanto più rara in quel Paese, non provenendo lui dalla gerarchia militare come molti suoi predecessori, sempre ovviamente all’interno in uno Stato democratico.

Infine, appunto Donald Trump, che con la sua sfrontata aggressività ha evidenziato un fenomeno mondiale nel Paese che intendeva esportare ovunque la Democrazia e che si considerava il Gendarme del Mondo Libero.

Ovunque nel mondo emergono personalità eccezionali e i nostri amici iraniani, che sono anch’essi in campagna elettorale per le Presidenziali, si chiedono se Rohani sia l’uomo giusto in questa Nuova Era o se debbano eleggere anch’essi un Uomo Forte. Rohani, mi dicono in molti, era il volto buono e dolce adatto nel carattere, e non solo nella linea politica, all’era di Obama, per giungere all’accordo che rimuovesse le sanzioni, ma ora con Putin e Trump e tanti altri Uomini Forti e minacciosi intorno, necessitano anch’essi di un Presidente Forte? Forte innanzi tutto nella sua personalità, non solo nella politica che esprime.

Le altre Nazioni si sono dotate di questa forza. La Russia di Putin ha aperto la strada ai nostri confini: il vuoto della dittatura comunista è stato riempito da una democrazia autoritaria. Le altre Nazioni si sono presto adeguate, qualunque fosse il loro contesto istituzionale ed economico. Ciò porterà a nuove guerre o a nuove forme di equilibri mondiali basati proprio non più su due ideologie forti guidate da due Stati forti, Stati Uniti e Unione Sovietica, come durante la Guerra Fredda, ma da Uomini Forti alla guida di Nazioni che si riaffermano in continenti diversi?

Francis Fukuyama dopo la caduta dell’Unione Sovietica immaginò la “fine della storia”. Mai profezia è stata così poco profetica. È accaduto esattamente il contrario. La storia si è accelerata. Ed ora accade l’imprevisto. L’Era degli Uomini Forti dopo la parentesi di una democrazia dolce che avrebbe dovuto vedere l’espansione dei diritti di libertà ovunque nel mondo. La reazione è stata più forte della rivoluzione. Anzi, questa reazione è una vera rivoluzione. Non certo una parentesi della storia, ma una nuova Era della Storia.

Adolfo Urso

Adolfo Urso

Presidente della Fondazione FareFuturo e direttore responsabile di Charta Minuta. Giornalista, Parlamentare per cinque legislature, cofondatore prima di An e poi del PdL, è stato viceministro alle Attività Produttive con delega al Commercio Estero. Oggi è anche Presidente della società Italy World Service, con sede a Roma e Teheran e sedi operative in tredici Paesi nel mondo.

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