Europa

Nazionalizza et impera: Macron sempre più “sovrano” in Francia

Se la dovessimo prendere alla leggera potremmo uscircene con un “Macron nazionalizza cose”, come si usa fare con i gruppi facebook che ironizzano – prendendoci – sui tic dei capi di Stato. In questo caso, come quando si tratta di scherzare “seriamente” sull’efficientismo cesarista di Vladimir Putin, il fondo di verità fa male ai suoi sostenitori (e conferma gli spauracchi dei suoi detrattori): perché il presidente di Francia appena eletto, il giovane che ha dissimulato il suo europeismo facendosi introdurre dall’Inno alla gioia, dimostra ogni giorno di più di essere a capo di una nazione sovrana e non lo speaker di una succursale Ue.

L’ultima avvisaglia di un trend che ribalta a 360° l’immaginario che abilmente Emmanuel Macron ha costruito per sbarrare la strada a Marine Le Pen (traendone allo stesso tempo una certa lezione) è avvenuto nelle scorse ore: la nazionalizzazione dei cantieri Stx, ai danni dell’italiana Fincantieri e in barba alle presunte regole europee, dimostra che il leader di “En Marche!” ha ben chiaro quale sia il suo interlocutore prossimo: il mandato ricevuto dagli elettori. Francesi. Chiare le parole del ministro dell’Economia: «Il nostro obiettivo è difendere gli interessi strategici della Francia – ha spiegato Bruno Le Maire -. La decisione di esercitare il diritto di prelazione che abbiamo appena adottato è una decisione temporanea». Questa decisione deve darci «il tempo di negoziare nelle migliori condizioni possibili la partecipazione di Fincantieri ai cantieri navali di Saint-Nazaire per costruire un progetto europeo solido e ambizioso»Europa sì ma a condizione che il primato interno della Francia non venga compromesso.

Quello di Macron – come abbiamo già dimostrato su Charta – è un uno-due che svela il nodo di continuità che lo lega ai suoi predecessori: se il vertice di Tallin sulla crisi dei migranti ha evidenziato l’esistenza di un asse franco-tedesco che non ha alcuna intenzione di rispondere alla richiesta d’aiuto dell’Italia sul fronte della co-gestione dell’emergenza sbarchi, ciò che ha organizzato Macron sulla Libia a Parigi, ossia il vertice tra gli arcinemici tra il presidente libico Fayez Serraj e il generale Khalifa Haftar, conferma come l’identità di una gestione politica si riveli nei settori strategici, quelli dove l’interesse nazionale si gioca anche su terreni lontani ma centrali.

Il blitz del capo dello Stato francese sulla Libia che cos’è se non la riedizione di uno scontro diplomatico con l’Italia? Blitz che ha scavalcato il nostro Paese e i suoi interessi per la seconda volta (la prima, esiziale, fu ai tempi dell’intervento anglo-francese che costò la testa a Gheddafi e la fine del primato italiano nelle relazioni tra i due Stati) e che dietro le parole di circostanza e di ringraziamento sull’impegno italiano per ciò che riguarda quel fronte, in realtà evidenzia la volontà egemonica della Francia in quella regione sul tema energetico (mentre la crisi dei migranti può tranquillamente rimanere un capitolo tutto italiano…).

Macron dunque, per lo meno in politica estera, conferma che la sua newco non ha come obiettivo lo smantellamento del primato francese e un’adesione allo spirito di Ventotene ravvisato da tanti sprovveduti “macroniani” italiani (dall’ex premier Renzi a Laura Boldrini, da Enrico Letta a Paolo Gentiloni). Macron insomma, come tutti i leader di Stato francesi, crede che l’universalità della lezione transalpina preesista alla burocrazia Ue e che “più Europa” debba esserci sì ma non dentro gli affari che riguardano la tenuta dell’esagono.

Antonio Rapisarda

Giornalista e scrittore. Cronista politico per Il Tempo. Scrive anche per Diario del Web, Panorama e Tempi. Chitarrista di Lucilio s'è smarrito Seneca.
E' coordinatore editoriale di Charta minuta.

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