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Parlamento Europeo, l’Italia ha il suo Presidente

Antonio Tajani è il nuovo Presidente del Parlamento Europeo, il rappresentante del PPE è stato eletto con 351 voti contro i 282 raccolti da Gianni Pittella, candidato dem dell’S&D.
Il primo dato da rilevare prescinde dagli schieramenti politici nazionali di appartenenza: l’elezione di un Italiano alla presidenza del Parlamento europeo è un risultato importante per la nostra Italia che, con Antonio Tajani, finalmente, andrà a ricoprire un ruolo di vertice in Europa, con un riassetto degli equilibri sovranazionali dentro e fuori il Parlamento.
Ma anche in chiave di politica nazionale questo è un risultato importante perché aiuta a comprendere gli andamenti e le prospettive in questo complicatissimo periodo di transizione nel quale i Partiti politici nazionali, o quel che ne resta, sono al lavoro per ricostruire programmi, percorsi ed alleanze.
Antonio Tajani è un forzista della prima ora, un moderato che ha sempre sostenuto una battaglia politica contro l’UE dei soli “rigori e sacrifici” e che porta ai vertici del Parlamento Europeo un membro del PPE anziché un socialista, guidando quella che sarà un’inevitabile virata conservatrice delle scelte del Parlamento.
Sul versante della politica nazionale, non è escluso che la vittoria del Popolare Tajani, portatore dei valori liberali, cristiani, democratici alternativi a quelli della sinistra, dia una forte spinta all’avvicinamento di Renzi e Berlusconi sul progetto del Partito della Nazione, dando forza, da un lato, alla spinta centrista del renzismo, dall’altro, alla presa di distanza da parte di Berlusconi dai populismi nazionali rappresentati da Salvini e Meloni, in un momento in cui l’Area Moderata potrebbe ritrovarsi e ricostruirsi in un percorso nazionale unitario con la forza di una sponda così importante in Europa.
C’è tempo per capire quale riflesso avrà questa elezione sulle politica italiana, nel frattempo vale la pena chiosare con la dichiarazione dello sconfitto Pittella rispetto alla fine dell’accordo decennale tra popolari e socialisti per la presidenza del Parlamento Europeo e l’inizio di una nuova fase caratterizzata da una maggiore chiarezza e più evidente identità delle politiche di maggioranza del Parlamento: “Non faremo mai più una grande coalizione. C’è bisogno di chiarezza. L’Europa e le nostre democrazie hanno bisogno di una distinzione chiara tra le idee differenti”. Chissà se non possa essere di esempio per le strategie prossime venture di alleanze e coalizioni nazionali?

Stefano Maggiani

Farefuturo

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