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Regolamento M5S e Sindaco Raggi: le ragioni dei Cinque Stelle. Intervista all’Avv. Canali

Si è tenuta ieri la camera di consiglio del Tribunale di Roma sul procedimento riguardante la “penale” di 250 mila euro, che il M5S imporrebbe agli eletti dissidenti dalle indicazioni interne, e sull’ineleggibilità di Virginia Raggi per averla sottoscritta.

Nei giorni scorsi si è potuta esaminare su tutti i principali media la posizione contraria alle ragioni del Movimento 5 Stelle, con anche dovizia di dichiarazioni ed interventi di importanti giuristi. Per un esempio su tutti, il Corriere della Sera ha interpellato ben due ex presidenti della Corte Costituzionale.

Poichè il vero confronto si fa tra diversi, noi abbiamo pensato di interpellare l’Avv. Alessandro Canali, titolare di uno studio internazionale tra Italia e Stati Uniti, e Responsabile Legislativo del Movimento 5 Stelle nel Lazio, che in questi mesi ha coordinato il team difensivo grillino nel procedimento iscritto al n.r.g. 53473/2016, che vede come parti Beppe Grillo, Davide Casaleggio, il Sindaco Raggi e l’Avv. Venerando Monello (ricorrente).

Buongiorno Avvocato, a che punto è il procedimento?

La causa è stata trattenuta in decisione a dicembre e ieri il collegio si riuniva per decidere, ma probabilmente ci vorranno alcuni giorni per il verdetto.

Ritiene che la copertura mediatica dell’evento sia stata equilibrata?

Non direi.

Perchè?

Si è dato prevalentemente spazio alle ragioni del ricorrente arrivando anche a sostenere falsamente che anche le difese della Raggi sostenessero la nullità del contratto o che vi fosse un contrasto tra le linee difensive di Raggi e Grillo, peraltro curate dallo stesso pool di avvocati da me coordinato. Tutto inventato di sana pianta.

Esiste la reale possibilità che dal procedimento risulti annullata l’elezione del sindaco Raggi, e che si ritorni al voto a Roma? Virginia Raggi era davvero menomata nella sua indipendenza politica da un contratto con la Casaleggio Associati?

Non esiste alcuna possibilita di decadenza della sindaca, non essendo quella eccepita dal ricorrente una causa prevista dalla legge. La Casaleggio non è mai nominata nel contratto e non c’entra nulla. Un’altra falsità costruita ad arte.

Veniamo al secondo tema, che ha implicazioni nazionali, e si intreccia con le vicende recenti anche del Vostro gruppo Europeo. Su più giornali si è parlato di una “penale” per una rottura del “vincolo di mandato” prevista dai vostri regolamenti, mentre dai vostri atti difensivi – che ci ha gentilmente consentito di consultare – emerge che si tratterebbe di una pre-determinazione, pattizia, del danno di immagine conseguente alla violazione delle direttive del Movimento. Può spiegare nel dettaglio la differenza, anche ai lettori con una formazione non giuridica?

La penale è una multa che scatta automaticamente al verificarsi di un fatto. Nel nostro caso invece è quantificata solamente l’entità del danno che potrebbe subire il M5S in caso di comportamenti lesivi dell’immagine e scorretti da parte di un eletto. Non vi è automatismo e la prova del danno dovrà essere data in base alla vigente normativa codicistica.

In sintesi: i danni potrebbero essere chiesti tranquillamente anche senza alcuna sottoscrizione del Codice etico in base all art 2043 c.c. L’unica cosa che il codice etico individua è la fascia di valore del danno, commisurata a quanto mediamente richiesto in casi simili.

Ma l’esito finale, non è il medesimo? Voglio dire: un Sindaco disattende un’indicazione, questo produce un danno, quindi il Sindaco deve pagare la cifra predeterminata. Non è la stessa cosa che dire che il sindaco disubbidiente viene punito?

Il Sindaco pagherà un risarcimento se le sue violazioni del codice etico vadano a causare un danno risarcibile ex art. 2043 c.c.

E se il Sindaco, in ipotesi, uscisse dal Movimento, per sottrarsi all’indicazione, in questo caso, si formerebbe comunque un danno di immagine per l’uscita?

Se uscisse diffamando il M5S con dichiarazioni che sconfinino la critica politica probabilmente sì…

E se un vostro consigliere comunale, ancora interno, votasse comunque per il sindaco fuoriuscito?

Idem come sopra.

Più volte, negli anni trascorsi, Silvio Berlusconi – oggi esponente del Patto del Nazareno che sostiene informalmente il Governo – ebbe a proporre una versione forzista del “vincolo di mandato”, sostenendo che il parlamentare che cambiasse casacca nel corso della legislatura dovrebbe decadere. Su questo, il codice di comportamento del M5S sembra essere coerente con le posizioni del leader di Forza Italia e poi del PDL. In cos’altro può consistere la sanzione morale e non giuridica dell’obbligo delle dimissioni?

Io penso che la sanzione più grande in questi casi è il disdegno degli elettori nei confronti dei voltagabbana.

In dottrina, come asserite nei vostri atti, non è riconosciuto il diritto individuale di chiedere ed ottenere l’iscrizione a un partito, ma al contrario esiste quello del partito di operare liberamente, come associazione di chi vuol stare a quella linea e quelle regole. La domanda chiave a questo punto è: può la magistratura, sulla sola base del criterio del “concorrere con metodo democratico”, previsto dalla Costituzione all’articolo 29, spingersi fino a controllare l’operato interno dei partiti escludendo le modalità premiali/punitive tipiche del controllo interno di ogni organizzazione, se il Parlamento non ha mai ritenuto di regolarli per legge?

Io penso di no. Solitamente l’intervento del giudice non va oltre un controllo di regolarità sulle procedure.

Molti vi criticano perchè, senza una legge sui partiti e con le strutture in mano a una società privata, nessuno potrebbe sapere con certezza se i voti online siano reali o fittizi. Sareste favorevoli a una legge sui partiti, se essa considerasse la possibilità di un modello organizzativo come il vostro? In tal caso, accettereste un controllo, poniamo caso dei Notai o dei Tribunali, sulla regolarità tecnica delle operazioni di voto online?

Le nostre votazioni online sono certificate da una società terza. Al momento è l’unica forma di controllo cui si possa ricorrere. Se in futuro ce ne saranno altre, ben vengano.

La ringrazio per l’intervista, e gli interessanti spunti. Auguri per l’anno nuovo, e per il procedimento.

Giovanni Basini

Giovanni Basini

Ha 29 anni. Si è formato in giurisprudenza e tecniche legislative, presso la Sapienza di Roma e l'ISLE. Attualmente collabora con uno Studio Legale ed è Dottorando di Ricerca presso l’Università di Teramo. In passato ha diretto organizzazioni politiche giovanili e collaborato con istituzioni pubbliche. E' Direttore Comunicazione e Giovani della Fondazione Farefuturo.

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