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Fillon all’Eliseo, ma attenzione ai sondaggi

Il maggio francese, epopea nei ricordi di una stagione di rivoluzione e di speranza, in quel mese che incendiò Parigi e mezzo mondo, infondendo una svolta alla scelta di vita e al costume di quella generazione e delle successive. Correva l’anno 1968.
Maggio francese 2017. Quarantanove anni dopo ancora una data a rischio di un cambiamento epocale possibile. Il 7 maggio si terrà il secondo turno delle elezioni presidenziali. Il primo turno è fissato per il 23 aprile. Dalle urne uscirà il nome del nuovo presidente della Repubblica francese assieme a un probabile responso sul destino dell’Unione europea.
S’ode a destra uno squillo di tromba, a destra risponde uno squillo. E già, la sfida francese sembra stavolta decisa tra due destre, quella di Marine Le Pen del Front National e quella di Francois Fillon per Les Rèpublicains, la destra gollista. Almeno questo ci propina per ora l’oracolo dei sondaggi.
Gli ultimi aggiornamenti sull’umore dell’elettorato per l’Eliseo danno Marine Le Pen favorita al primo turno e Fillon vincitore al ballottaggio di maggio. Al momento la Le Pen conterebbe sul 26 per cento dei voti, un punto in più rispetto a Fillon.
Ma Marine assaporerà ad aprile solo il brivido del trionfo. L’Eliseo resterà per lei un miraggio. A maggio l’affermazione di Fillon sarebbe schiacciante: 71 a 29. Questo almeno dicono i sondaggisti e bisogna credere che siano nel giusto se dimentichiamo le previsioni che avevano fatto sull’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca e sull’esito del referendum italiano del 4 dicembre.
È facilmente prevedibile, ma non del tutto scontato, che al secondo turno un elettorato moderato, se non addirittura di sinistra, riversi il proprio consenso sul candidato gollista, come sull’ultimo argine al populismo in Europa, pur di sbattere la porta dell’Eliseo in faccia alla pulzella dell’estrema destra francese. Perché sembra impossibile, secondo canoni razionali, che un elettorato non estremista possa digerire la rigida politica sull’immigrazione del Front National così come il referendum per l’uscita dall’Unione europea e dall’euro.
Non è però che la politica di Fillon sia un pasto leggero. Un programma ultraconservatore, filoeuropeo ma improntato al massimo rigore, un po’ sullo stomaco pesa. Si ispira il candidato gollista a un modello tatcheriano di austerità che forse poco si addice di questi tempi a favorire la crescita economica di un paese. Tagli alla spesa pubblica, aumento dell’età pensionabile e altri sacrifici nel disegno di Fillon. Con lui i francesi dovrebbero stringere abbastanza la cinghia.
Di sorprese ne ha già riservate finora la corsa per l’Eliseo, a cominciare dal sonoro tonfo di Nicolas Sarkozy nelle primarie del centrodestra, che ha cancellato dalla faccia dell’ex presidente della repubblica quell’indimenticabile sorrisetto beffardo che sfoderò nei confronti dell’Italia assieme alla sua socia Angela Merkel.
Smentendo poi ogni previsione di teste pensanti e maghi dei sondaggi le primarie hanno incoronato Francois Fillon invece di Alain Juppé che era stato dato per favorito.
A sentire ora i sondaggisti, non c’è nessuna possibilità per gli altri candidati di giocare la finalissima. E a sentir loro la poltrona dell’Eliseo è già attaccata alle natiche di Fillon. Ma se si fossero sbagliati anche stavolta di un tantino, altro che ’68. Questo maggio francese del 2017 sarebbe epocale. Non solo per la Francia.
Angelo Belmonte

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