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Ciao Altero, missino di governo. “Saggio” a servizio della Nazione

Il romanzo politico, lungo e pieno, di Altero Matteoli si è infranto ieri su una strada della sua Toscana. Un finale che, come ripetono a testa bassa i dirigenti di lungo corso davanti a fatti del genere, è tragicamente coerente con chi ha scelto la politica come motore perpetuo delle proprie azioni. Per capire l’entità della perdita è sufficiente guardare il video della diretta della Commissione banche: alla notizia della sua morte, giunta via sms, tutti i membri restano impietriti. E dopo qualche minuto l’intero arco parlamentare – destra, sinistra e 5 Stelle – si è stretto nel ricordo di un testimone attivo del pieno traghettamento della destra politica all’interno delle istituzioni, fino alle massime vette, ma anche di un “saggio” stimato e apprezzato dagli alleati e dagli avversari politici inclusi gli ambientalisti con cui è stato protagonista, da ministro, di una stagione vissuta più che vivacemente su fronti opposti.

Solo qualche giorni fa – poche ore prima del terribile incidente automobilistico in cui Matteoli ha perso la vita – proprio a lui Silvio Berlusconi aveva affidato il delicato compito di presiedere il tavolo delle candidature in vista delle prossime Regionali. Un incarico delicato che si accompagnava alla riconferma di fatto della sua stessa candidatura come rappresentante senior di Forza Italia nel prossimo Senato. Un rapporto di stima condivisa divenuto storico, questo tra il senatore “missino” e il Cavaliere, con quest’ultimo che lo ha voluto praticamente in tutti i suoi governi come ministro, incaricato di gestire – non senza polemiche e appendici giudiziarie – dicasteri strategici come l’Ambiente e i Trasporti. Affetto e considerazione ricambiati totalmente da Matteoli che ha confermato – dopo l’implosione del Pdl – proprio Berlusconi come suo leader tanto da seguirlo senza se e senza ma in Forza Italia.

In mezzo, come nelle saghe, ci sta un’altra storia intera che affonda le radici in quella dimensione volontaristica che ha contraddistinto i post-fascisti nati sotto la guerra, nei primi anni ’40, e affermatisi in politica solo dopo decenni trascorsi nell’opposizione “esclusa” dall’arco costituzionale. Insomma, è stato un percorso decisamente importante quello di “Altero”, come ieri lo hanno ricordato commossi tutti i “camerati”, dai coetanei ai sodali nella corrente Nuova Alleanza fino ai “giovani” di FdI con cui le strade politiche si sono separate (ma non l’affetto): con tutti questi ha condiviso anni di difficile militanza a partire proprio dalla “rossa” Toscana.

Da qui, dalla regione più difficile a maggior ragione dalla sua Livorno, ha mosso i primi passi come esponente del Msi e allievo del massimo esponente espresso da questa regione: Beppe Niccolai, “l’eretico” socializzatore del quale in seguito ereditò anche il seggio parlamentare. Dal 1983 al 1994 Matteoli è stato segretario regionale del Msi in Toscana e con questa responsabilità si è fatto le ossa nei Comuni toscani: da Cecina (dove è nato), a Castelnuovo di Garfagnana, fino al capoluogo Livorno. Dopo diverse legislature nel 1994, poi, anche a lui tocca rappresentare nel primo governo Berlusconi l’ingresso della pattuglia degli “esuli in patria” nelle istituzioni che contano: lo fece da ministro dell’Ambiente. Incarico che dal 2001 fino al 2006 – adesso come esponente di spicco di Alleanza nazionale – tornerà a ricoprire nel secondo e terzo governo Berlusconi. Fra le attività da deputato (dall’83 al 2006), lo si ricorda come membro della Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle associazioni criminali e similari, nella quale ha redatto – come la scuola di Niccolai insegna – una relazione sulla collusione tra mafia e politica. Dal 2006 al 2011, poi, è stato anche sindaco di Orbetello: un’esperienza che ha confermato il suo legame per la Toscana.

Nell’ultimo governo Berlusconi, il quarto, è stato nominato poi ministro delle Infrastrutture e dei trasporti: stagione complessa, questa, dove ha dovuto vedersela con i contestatori della Tav, e dove è stato promotore anche del Piano Casa, targato centrodestra. Imploso il Pdl e iniziata la diaspora degli ex An, Matteoli ha scelto di aderire (assieme a Maurizio Gasparri) a Forza Italia nella quale, dal 2014, è stato componente del Comitato di Presidenza e per la quale era impegnato, ieri incluso, in prima persona nell’ennesima campagna elettorale.

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