Editoriale

Il “Global compact” segna la fine dei confini. Salvini dica “no” a questa trappola

Tra il braccio di ferro con l’Ue sulla manovra e le spericolate divisioni interne alla maggioranza, un fantasma sempre più palpabile aleggia sul punto di maggiore consenso del “governo del cambiamento”: il Global compact immigration. Ossia l’accordo promosso dall’Onu che promuove la necessità di una risposta mondiale al problema della migrazione. Tradotto? In realtà – come ha denunciato per prima Giorgia Meloni – è un documento «che sancisce un principio inedito e pericoloso: il diritto fondamentale per ogni essere umano a immigrare e a essere immigrato indipendentemente dalle ragioni per le quali si muove. È la vittoria delle tesi mondialiste e un altro colpo mortale a chi si oppone all’invasione».

Incredibile ad immaginarlo, pensando a un esecutivo che viene descritto a “trazione Salvini”. Eppure si tratta di una provvedimento sul quale il ministro degli Esteri, Enzo Moavero, e quindi il governo è orientato sul sì in previsione del summit che si terrà tra il 10 e l’11 dicembre a Marrakech, all’interno della conferenza intergovernativa organizzata dall’ Assemblea generale delle Nazioni Unite. Un vero e proprio non sense, viste le decisioni di Salvini & co sul tema degli sbarchi e dopo i provvedimenti inseriti nel decreto sicurezza riguardo proprio il restringimento delle misure di protezione umanitaria. E invece, se la porta principale in questione sembra ufficialmente sul punto di chiudersi, con un una misura del genere si spalancherebbero invece le finestre (a partire da quelle giuridiche) per quell’immigrazione incontrollata che l’esecutivo giallo-verde sostiene di voler bloccare: «Incredibilmente il governo italiano intende sottoscrivere questo patto e sconfessare così tutta la politica fatta finora sull’immigrazione», ha commentato non a caso la leader di FdI dopo la risposta-shock nel question time. Ed è così ma noi non possiamo accettarlo e chiediamo all’esecutivo di non sottoscrivere il patto. Come ha invitato a fare Meloni siamo pronti a dare battaglia (qui il testo della petizione) e invitiamo tutti a portare alla ribalta questa «trappola».

Ad alimentare ulteriormente i dubbi sulle intenzioni del governo, o per lo meno di quella parte in sintonia con i desiderata del Quirinale, ci ha pensato infatti lo stesso titolare della Farnesina il quale, intervenendo qualche giorno fa anche a un incontro con l’ex premier Paolo Gentiloni, ha pensato bene di uscirsene con una dichiarazione che più distonica non si poteva: «Di fronte al migrante economico – ha spiegato – non dobbiamo essere ottusamente chiusi, dobbiamo porci la domanda del perché si migra». Non più solo emergenza profughi (con tutte le dissimulazioni del caso) ma adesso – secondo il titolare della Farnesina – l’Italia dovrebbe porsi il problema dei “perché” di tutti i migranti del mondo: un passepartout bello e buono per aprire un fronte interno con la benedizione della “Dichiarazione di New York”, la formula altisonante con cui è stato ribattezzato il Global compact.

Peccato, per gli immigrazionisti, che proprio gli Stati Uniti di Donald Trump sono stati velocissimi a sconfessare tesi e “trappole” del suddetto accordo. E lo hanno fatto in grande compagnia proprio dove il tema è “sensibile”. Con chi? Con mezza Europa: Austria, Bulgaria, Polonia, Repubblica ceca, Svizzera ed Ungheria. Governi molto preparati e leader estremamente vigili sul tema con i quali proprio la Lega – come Fratelli d’Italia – è sulla stessa lunghezza d’onda. Proprio per questo il sospetto è di un tentativo di sabotaggio del cambio di paradigma sul dossier che più di tutti viene considerato strutturale dai sostenitori del globalismo, della decostruzione della sovranità. Ecco perché un “no” deciso al Global Compact da parte del ministro dell’Interno e quindi del governo è un atto politico irrinunciabile.

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