Focus

Io & noi: il rapporto da cui nasce la comunità. La lezione di Norbert Elias

Corrono tempi di incertezza sociale e di indebolimento del legame comunitario. Laddove la coesione sociale fatica a far prevalere la sua forza propulsiva a sostegno della comunità si sviluppa la tendenza a rifugiarsi nell’individualismo e nel personalismo, evidenziando l’apparente dicotomia tra “società” e “individuo” che tradizionalmente anche il dibattito politico ha alimentato. Se si assume la centralità del primo, sembra infatti inevitabile definire conseguentemente la subordinazione dalla seconda e viceversa.

Il contrasto può diventare contrasto di posizioni politiche e di scelte di governo, oltre che dibattito ideale e culturale su modelli di società e convivenza civile. In realtà non si tratta di una dicotomia irriducibile. Esiste un ordine sociale che vive e si alimenta dell’esistenza e dell’azione degli individui. Né l’uno né l’altro possono essere singolarmente e autonomamente, ora il fine ora il mezzo.

Uno degli obiettivi, non meramente culturale, della politica dovrebbe essere quello di definire, dopo aver compreso la realtà sociale così come è, un modello di società auspicabile a cui tendere attraverso sia l’elaborazione teorica e culturale sia l’azione di governo. Un modello che dovrebbe basarsi innanzitutto sul superamento della contrapposizione tra individuo e società, in uno sviluppo armonico e reciproco dell’individualità e della comunità.

Ecco allora la logica che sta dietro la scelta di questo brano di Norbert Elias, che già nel 1939, avvertiva l’inutilità di contrapporre ideologicamente individui e società, perché essi sono le due facce di una stessa medaglia. Egli tenta una sintesi tra individuo e società, tra io e noi, superando la fondamentale opposizione dei due termini attraverso la descrizione di una rete. Come in un intreccio, gli uomini conducono la loro esistenza “nel” e “attraverso” il loro rapporto reciproco. Ed è in questo incessante creazione e dissoluzione di rapporti individuali che il singolo cresce contribuendo, al tempo stesso, a creare la società che in questa trama trova la sua natura.

 

 

“Tra gli scontri principali dell’epoca nostra vi è la lotta tra coloro i quali affermano che la società nelle sue molteplici forme fenomeniche – divisione del lavoro, organizzazione statale o altro – rappresenta soltanto un “mezzo” il cui “scopo” è il benessere dei singoli individui, e coloro i quali affermano che il benessere dei singoli uomini è l’elemento mono “importante” e che quello “più importante”, il vero “scopo” di ogni singola vita è la conservazione del gruppo sociale al quale l’individuo appartiene. […] “La società è il fine ultimo e l’individuo soltanto un mezzo” “l’individuo è il fine ultimo e l’associarsi degli uomini in società è soltanto un mezzo per il loro benessere”: entrambe esprimono qualcosa di ciò che i due gruppi desiderano che debba essere. Soltanto superandole e dominando soprattutto il bisogno di affermare quale dovrebbe essere secondo i propri desideri il rapporto tra individuo e società, soltanto allora potrà imporsi alla coscienza la questione più elementare di quale sia realmente il tutto il mondo il suddetto rapporto.  Come è possibile – ecco la questione – che attraverso l’esistenza contemporanea di molti uomini, la loro convivenza, il loro agire intrecciato, attraverso tutte le loro reazioni reciproche si venga formando qualcosa che nessuno dei singoli individualmente ha perseguito, progettato o creato: qualcosa di cui egli, lo voglia o no, è parte, una struttura di individui interdipendenti, una società? […] le società non possiedono strutture che possono essere immediatamente viste, udite o afferrate nello spazio. […] quello che lega gli individui non è cemento. Si pensi soltanto alla ressa nelle vie di una grande città. Nella stragrande maggioranza dei casi, i passanti non si conoscono; in pratica non hanno nulla o quasi nulla a che fare gli uni con gli altri. Si intersecano inseguendo ciascuno i suoi obiettivi e piani. Parti di un tutto? Sicuramente qui l’espressione non è appropriata, o perlomeno non lo è se il suo significato è determinato unicamente dalla visione di configurazioni statiche o conchiuse in sé nello spazio […] Ma certamente esiste un’altra faccia della medaglia: in questa ressa gli uomini che si intersecano tra loro è manifestamente operante, nonostante tutta la libertà di movimento del singolo, anche un ordine invisibile che non può essere immediatamente percepito dai sensi. In questa ressa ogni individuo ha un posto determinato […] ognuno dei passanti ha comunque e dovunque una sua funzione specifica, una proprietà o un lavoro, un compito di qualche genere per gli altri, oppure anche una funzione perduta, una proprietà perduta, un lavoro perduto. Vi sono commessi di negozio e impiegati di banca, cameriere o dame della società senza una professione; vi sono uomini che vivono delle proprie rendite, poliziotti, netturbini, speculatori edilizi rovinati, piccoli borsaioli e ragazze che non hanno latra funzione che il piacere degli uomini; vi sono cartolai e meccanici, direttori di grandi complessi chimici e disoccupati. In base alla sua funzione, ciascuno di essi ha o aveva un guadagno, elevato o basso, del quale vive o viveva; e mentre passa per la strada, questa funzione e questo guadagno apertamente o nascostamente procedono con lui. Non può liberarsene a suo piacimento o arbitrio; non può, anche se lo desidera, semplicemente passare ad un’altra funzione. Il cartolaio non può diventare tutto ad un tratto meccanico, né il disoccupato direttore di fabbrica. […] L’ordine invisibile, e non immediatamente percepibile con i sensi, di questa convivenza consente al singolo soltanto una gamma più o meno limitata di comportamenti e funzioni. Fin dalla nascita viene immesso in un nesso di funzioni dalla struttura ben precisa; […] in breve ciascuno di coloro che per strada si sfiorano da estranei e, a quanto sembra, senza rapporti reciproci è legato agli altri da una quantità di catene invisibili e di affetti. Le più disparate funzioni lo pongono o lo posero in riferimento ad altri e viceversa. […] Ecco dunque in che modo ognuno è legato: è legato cioè dalla sua costante dipendenza funzionale dagli altri. Egli è un elemento degli elementi formate dagli altri: e ciascuno – direttamente o indirettamente – è un elemento delle catene che legano lui stesso. […]  e questa concatenazione di funzioni che gli uomini svolgono gli uni per gli altri, proprio questa e non altro è ciò che noi chiamiamo “società”. Essa rappresenta una sfera dell’essere di un genere particolare. Le sue strutture sono quelle che noi chiamiamo “strutture sociali””.

 

(Norbert Elias, Die Gesellschaft der Individuen, Frankfurt, Suhrkamp, 1987. Trad. it. La società degli individui, Bologna, il Mulino, 1990 pp. 17-26)

 

Chiara Moroni

Sociologa, insegna Comunicazione pubblica presso l’Università della Tuscia di Viterbo. Si occupa di comunicazione, politica, istituzioni, partiti, social media management. Nel 2017 è uscita la sua ultima monografia "Storie della Politica. Perché lo storytelling politico può funzionare" edito da Franco Angeli.

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