Focus

Ius soli. La “fretta” del governo nasconde un calcolo elettorale?

di Alessandro Boccia

Quello dello ius soli è uno dei temi più discussi e controversi di questi ultimi tempi destinato, con molta probabilità, a degli strascichi e dei contraccolpi sul governo Gentiloni fino alla fine della legislatura, salvo imprevedibili colpi di scena. Il dibattito sviluppatosi riguardo l’approvazione o meno del “diritto del suolo” sta alimentando non poco gli scontri e le dispute tra le forze parlamentari, prova ne è stata la bagarre scoppiata qualche giorno fa alla Camera, e anche in settori non indifferenti della società.

Chiare, da questo punto di vista, le posizioni di Lega Nord, Fratelli d’Italia e Forza Italia che hanno ritrovato un’unità di intenti proprio a difesa di un principio identitario come lo ius sanguinis. Al di fuori del perimetro del centrodestra la posizione di Angelino Alfano (Ap) che, nonostante per il ministro quello sulla cittadinanza non sia la priorità,  ha dichiarato che «se questo provvedimento arriverà all’esame del Senato, chiederò al mio partito che si voti per il sì». E se Beppe Grillo considera da parte sua la legge sullo ius soli un «pastrocchio invotabile» e si è appellato a un improbabile ruolo dirigista dell’Ue sulla questione cittadinanza, il presidente del Senato Pietro Grasso, al contrario, vorrebbe un approvazione del testo in tempi rapidi, addirittura entro l’estate.

Lo ius soli dunque, e non solo per il tasso di polemiche scatenato nel Palazzo, è senza dubbio una questione molto delicata. Tramite questo istituto, infatti, diverrebbe possibile acquisire la cittadinanza di un determinato Stato, da parte di un individuo, solo perché nato sul suo territorio, a prescindere dalla cittadinanza dei genitori. Mentre quasi tutti i paesi del continente americano applicano lo ius soli in modo integrale ed automatico, in Europa, invece, la cittadinanza è concessa sì per ius soli ma in modo condizionato o “temperato”.

Ecco qualche esempio. In Francia, ad esempio, ogni bambino nato su suolo francese da genitori stranieri diventa francese al compimento del diciottesimo anno di età a patto che abbia vissuto stabilmente nel Paese per almeno cinque anni. In Germania è automaticamente cittadino tedesco colui che nasce da almeno un genitore regolarmente residente nel paese da otto anni. Nel regno Unito, invece, ha la cittadinanza chi nasce da un genitore con un permesso di soggiorno a tempo indeterminato, mentre la Spagna permette al bambino, nato da genitori stranieri, di ottenere la cittadinanza dopo un anno di residenza nel paese. In Italia, al fine di scongiurare l’apolidia, lo ius soli si applica solo in due casi tassativi: o per nascita sul territorio italiano da genitori ignoti o apolidi o qualora il figlio non acquisisca la cittadinanza dei genitori in base alla legge dello Stato di appartenenza di questi ultimi; tutto ciò in base all’articolo 1, comma 1 lett. B della legge n. 91/1992.

Al di là delle regole che gli altri paesi europei applicano per riconoscere la cittadinanza agli stranieri, ciò che rileva ai giorni nostri, e che non si può fare a meno di considerare, è che l’Italia è alle prese, ormai da anni, con un’incontrollata emergenza migranti la quale rende il discorso sullo ius soli – secondo la tesi dei tanti detrattori – utopistico e antistorico. Lo stesso dato ufficiale sulle cittadinanze concesse nel solo 2016 – ben 205mila – dovrebbe far riflettere sul fatto che già adesso l’Italia concede abbondantemente la nazionalità agli immigrati di “seconda generazione” e che un conto è rivedere e tagliare inutili e indecorose lungaggini burocratiche nei confronti dei richiedenti, altro conto è concedere un diritto che altrove – come in Irlanda – è stato addirittura revocato via referendum per l’esplosione di casi di nascite da parte di donne extracomunitarie indotte sul territorio pur di ottenere la cittadinanza.

Tra i tanti sospetti di questa “accelerazione” da parte del governo Gentiloni e del Pd vi è pure quella del mero calcolo elettorale. Secondo i calcoli, infatti, sarebbero 800mila i beneficiari immediati di un provvedimento del genere: un bacino potenzialmente molto ambito per chi pensa di “incassare” da un regalo del genere i dividendi il giorno delle elezioni. Un calcolo che non contempla i gravi contraccolpi sociali e le tensioni che potrebbero riservarsi a loro volta contro le stesse forze che sostengono Gentiloni. La tornata dei ballottaggi di domenica sarà interessante anche per verificare eventuali “reazioni” già in atto da parte dell’elettorato.

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