Politica

“Fratture” tra Lega e 5 Stelle sul lavoro? Un’arma dialettica per il centrodestra

Matteo Salvini contro Roberto Fico e il ministro Trenta sul tema Ong e sul nodo accoglienza ed apertura dei porti (e viceversa). Lorenzo Fontana, ministro leghista della Famiglia, costretto a stoppare con forza l’intemerata del sottosegretario grillino Vincenzo Spadafora che sceglie di partecipare al gay pride di Pompei a nome del governo. Il ministro della Giustizia Bonafede chiamato a “limitare i danni” dopo l’uscita polemica del suo sottosegretario, il leghista Morrone, che si è scagliato contro le correnti di sinistra della magistratura.

E poi il “decreto dignità”, misura spot di Luigi Di Maio, nato in Consiglio dei ministri senza due ministri di peso della Lega – Salvini e il titolare dell’Agricoltura Centinaio – che hanno preferito partecipare (in una polemica “non verbale” ma altrettanto rumorosa) al Palio di Siena. A corredo la polemica sui vaccini, ancora tra Salvini e la pentastellata Grillo, quella sull’abbattimento del limite al contante – con il leader leghista “stoppato” dall’omologo grillino –, quella sul censimento dei rom e così via. Come se non bastasse, in queste ore, anche il nume tutelare di Paolo Savona, la chiave di volta del governo sui temi sovranisti in rapporto con l’Ue, a proposito del “piano b” è stato ripreso pubblicamente da Di Maio.

A quaranta giorni dal giuramento, l’esecutivo giallo-verde – nonostante una luna di miele che nei sondaggi continua a premiare (solo) la Lega settimana dopo settimana – inizia a mostrare dunque non tanto le fisiologiche scosse di assestamento, sorte dopo il terremoto politico-istituzionale che li ha portati al governo, quanto la dimostrazione del difficile lavoro di pesi e contrappesi che i due vicepremier dovranno tenere per non far perdere l’equilibrio precario a tutto il governo. Se è vero che l’inaspettata (ma solo per chi non conosce la capacità di occupare la scena del leader del Carroccio) golden share leghista sulla compagine a palazzo Chigi – nonostante rappresenti la metà del peso parlamentare dei 5 Stelle – ha innervosito l’ala di sinistra, barricadera, del MoVimento, è altrettanto vero che anche la Lega sta iniziando a subire la controffensiva pentastellata sui temi economici e sul crocevia che riguarda burocrazia e mercato del lavoro.

Un tema, proprio questo che alimenta il “decreto dignità” (e le rigidità proposte dai tecnici della Cgil che hanno lavorato al testo con Di Maio), rispetto al quale l’opinione del mondo delle imprese del Nord, il cuore dell’elettorato leghista, è centrale e rappresenta un piede perno che Salvini non può togliere: pena la frattura con il ceto pesante che rappresenta da sempre lo zoccolo duro e “sindacalizzato” del Carroccio. Se sui temi etici, infatti, si può – non all’infinito – soprassedere, se sul rapporto con la magistratura i “diversamente giustizialisti” possono ancora coabitare, se su quelli europei l’abbuffata di vertici stordisce anche i più radicali euroscettici, è sul lavoro e la voglia di intraprendere, così come sul capitolo delle opere pubbliche e della vocazione sviluppista, che si innescherà di certo una dinamica tra due visioni antinomiche della società – mondo della produzione contro utopia dirigista – dove i nodi tra Salvini e Di Maio verranno necessariamente al pettine.

Per questo motivo in Parlamento il centrodestra – sul tema della riduzione fiscale e sulla vocazione di sostegno a chi produce lavoro, da accompagnare con un approccio più maturo sulle tutele, così come sul capitolo “cantiere Italia” – potrà e dovrà trovare un allineamento, una traccia per delineare un ricompattamento di fatto in vista di una stagione di tensioni crescenti tra 5 Stelle e Lega destinata a trovare il suo apice a ridosso delle elezioni Europee. A quel punto il pallino della “storia” potrebbe passare ufficialmente di mano e tornare nuovamente – ma con un mandato inequivocabile – sul campo maggioritario votato dagli italiani il 4 marzo.

Antonio Rapisarda

Giornalista e scrittore. Cronista politico per Il Tempo. Scrive anche per Diario del Web, Panorama e Tempi. Chitarrista di Lucilio s'è smarrito Seneca.
E' coordinatore editoriale di Charta minuta.

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