L'inchiesta

Il ritratto. Macron, il volto ipocrita (e perdente) dell’europeismo

«Coloro che credevano nell’avvento di un popolo globalizzato si sono profondamente sbagliati. In tutto il mondo è tornata l’identità profonda dei popoli. E questa in fondo è una cosa positiva». No, non è un post di Matteo Salvini. Né una bellicosa dichiarazione di Viktor Orban o una citazione estratta dall’ultimo libro di qualche ideologo “populista”. Si tratta di un recente tweet di Monsieur le Président, Emmanuel Macron, la cui parabola discendente ricorda ormai molto da vicino quella di Matteo Renzi. A sedici mesi dall’elezione, il giovane inquilino dell’Eliseo deve fare i conti con un crollo dei consensi che ha del clamoroso se paragonato al trionfo delle Presidenziali e delle legislative. L’operato del leader de La République en Marche! raccoglie il 60% di giudizi negativi e solo il 19% di positivi tra i francesi. Il 75% lo ritiene “lontano dai cittadini” e “amico dei ricchi”, l’84% lo considera “arrogante”: un aspetto, quest’ultimo, che trova riscontro anche nel 66% degli elettori che ha votato per il partito del presidente. Ancora più significativi altri due dati: per il 74% dei francesi, il metodo governativo di Macron è troppo solitario e personalistico, e solo il 34% approva il suo operato.

Questa débâcle non è certo colpa dei “populisti”, ma di una serie di errori e di promesse disattese, conditi da un’evidente dose di dilettantismo. Negli affari interni, gli sbagli sono stati numerosi. Si va dalla decisione di annunciare alla stampa importanti tagli al bilancio della Difesa senza nemmeno informare preventivamente il Capo di Stato maggiore – che si è dimesso –, al discutibile piano di recupero delle disastrate banlieue nel quale non sono stati recepite molte delle indicazioni del rapporto stilato dall’ex ministro Jean-Louis Borloo. Incalzato dalla perdita di consensi e dalle perplessità sollevate dai media, Macron ha da poco varato una maxi-manovra finanziaria che sta facendo molto discutere e assomiglia ad una sorta di all-in. Nel momento in cui, in Italia, cassandre e apprendisti stregoni invocano il potere dello spread per punire l’aumento del rapporto deficit/PIL al 2,4%, la Francia – sì, meno indebitata, ma con prospettive di crescita sotto le previsioni e con molte ombre in un’economia florida solo in apparenza – arriva al 2,8%, per finanziare quello che è stato presentato come “il più grande taglio di tasse per le famiglie dal 2008”, ma che porta con sè l’ennesimo aumento delle accise sui carburanti e sul tabacco. Senza dimenticare che il paladino del liberalismo non si è fatto scrupoli nel nazionalizzare i cantieri STX pur di non farli cadere nelle mani di Fincantieri che li aveva legittimamente acquisiti.

È in politica estera, infatti, che l’enfant prodige sta dando il peggio di sè. Macron è, di fatto, il volto ipocrita dell’europeismo. Auto-incoronatosi leader di un fantomatico fronte europeo progressista che dovrebbe riunire tutte le forze continentali alternative alla “minaccia populista”, in pochi mesi è riuscito nell’impresa di inimicarsi pressoché tutte le opinioni pubbliche europee e, anzi, di rendere ancora più compatto il blocco delle formazioni sovraniste. La lunga e fantasiosa lista di riforme della governance europea – tra le quali un assurdo doppione dell’euro-parlamento riservato solo ai Paesi aderenti alla moneta unica – è stata frettolosamente accantonata. Il tanto sbandierato piano di rilancio dell’Unione da scrivere insieme alla Germania si è risolto in un nulla di fatto, limitandosi a riproporre il solito direttorio degli affari correnti Parigi-Berlino, aggravato da un corollario di dichiarazioni quanto mai irrispettose e arroganti nei confronti degli altri membri dell’Unione, in particolare verso il gruppo di Visegrád.

Inoltre, come noto, Macron è più volte entrato in polemica con il nostro Paese in merito alla gestione dei migranti. Il presidente francese, che non ha esitato ad usare il manganello a Ventimiglia affinché donne e bambini non passassero il confine italiano, si permette di dare quotidiane lezioni di bon-ton e di open borders all’Italia, che Parigi considera il porto franco del continente, come dimostra la decisione di chiudere il porto di Marsiglia alla nave Aquarius. L’europeismo di Macron è funzionale solo ai suoi interessi di breve e lungo periodo: il più grande nemico della stabilità del continente non sono i sovranisti, ma questi nani della politica che si nascondono dietro la bandiera europea per celare i bluff della propria inconsistente azione politica. A Macron, in evidente difficoltà, non resta che twittare come un sovranista – con conseguenze comiche – per cercare di intercettare qualche voto occasionale, o tutt’al più piangere lacrime di coccodrillo davanti alle telecamere. «Capisco la vostra impazienza, ma le cose non possono migliorare da un giorno all’altro. Ho bisogno di voi, giornalisti, popolazione, eletti per spiegare l’azione dell’esecutivo. Aiutatemi!» Fortunatamente le elezioni europee si avvicinano: l’occasione è propizia per ridimensionare la grandeur di questo improbabile Napoleone.

Federico Cartelli

Gestisce federicocartelli.com. Consulente politico e aziendale, saggista.

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