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Migranti & governo: stop al “pensiero illusorio” dell’accoglienza a tutti i costi

Negare, minimizzare, demonizzare: queste sono state le tre parole d’ordine con le quali, nel corso dell’ultima legislatura, il governo ha tentato di silenziare qualsiasi voce critica nei confronti della gestione dei flussi migratori. Una delle principali preoccupazioni, in questi tempi così complicati per la sicurezza dell’Italia e del continente, riguardava la possibile infiltrazioni di terroristi dell’Isis– o aspiranti tali fra i migranti sbarcati sulle nostre coste. Chiunque sia dotato di buona memoria ricorderà senz’altro il trattamento riservato a chi, allora, si permise di sollevare tale spinosa questione di mero buon senso: in primis, la classica e sempreverde accusa di razzismo – e, suvvia, aggiungiamo anche un po’ di fascismo –, per poi arrivare al consueto sermone sulla “società aperta” e sulla “società chiusa”.

Tuttavia, come sta accadendo spesso negli ultimi tempi, la realtà sta rivelando un’altra narrazione, ben lontana dal costruttivismo sociale e dal wishful thinking dei liberal. “Se un anno fa mi aveste chiesto se è possibile che questi soggetti si mischino coi flussi dei migranti avrei risposto ”no” perché un anno fa questi gruppi sarebbero stati degli assetti nobili dell’Is e tu un assetto nobile non lo mandi in Europa con i rischi dei flussi migratori. Dal momento che la fuga è individuale viene lecito pensare che la via migliore sia quella di una rotta già aperta, quella dei trafficanti di esseri umani”. Queste parole non sono né di Salvini né di qualche “razzista”, bensì del ministro dell’Interno, Marco Minniti: il quale, a denti stretti, ammette che l’infiltrazione di “lupi solitari” fra i migranti che giungono in Italia non può più essere derubricata come “propaganda” o una “lontana possibilità”, ma è un dato di fatto.

Così come erano fatti lo sbarco in Grecia, nell’isola di Leros, di Osama Krayem e Ahmed al-Mohammed, che poi avrebbero preso ai sanguinosi attentati di Bruxelles e Parigi, o l’arrivo via mare di quelli che sarebbero divenuti gli attentatori di Wurzburg e Amburgo. E ancora, è un dato di fatto l’arresto di tre tunisini sbarcati a fine gennaio a Messina, Bougatef Houssem di 28 anni, Rouis Amine di 29 e Douiri Souflenne di 40, i quali erano già stati espulsi ma dopo cinque anni sono riusciti a rientrare in Italia via mare. È inutile continuare a nascondere la testa sotto la sabbia, e ancor più inutile – anzi, ridicolo – appellarsi ai “numeri” per mostrare che questi sono solo “casi isolati”, “esagerazioni” per spaventare e influenzare l’opinione pubblica.

Non si tratta, invero, di incutere eccessivi timori ma neppure di ignorare elementi che non possono essere considerati marginali solo perché occasionali. Anche un solo “lupo solitario” o un solo terrorista ha il potenziale per seminare odio e morte. Pertanto, si deve – e si doveva – tenere bene alta la guardia e rispedire con forza al mittente quelle narrazioni che hanno le presunzione di imporre etichette e dipingere fiabe di convenienza. Accoglienza sì, ma con intelligenza e raziocinio, e sempre subordinata alla sicurezza dell’Italia e dei nostri confini.

Federico Cartelli

Nato a Padova nel 1983, è laureato in Scienze politiche all’Università Federico II di Napoli. E' analista di politica italiana e internazionale. Ha pubblicato per Il Giornale, nella collana “Fuori dal coro”, il libro "La costituzione più brutta del mondo" e, per Edizioni La Vela, "A Trump romance - Cronaca di un'elezione mai annunciata". Ha inoltre pubblicato, su Amazon, "Guida rapida e razionale contro la riforma costituzionale" e "Costituzione, Stato e crisi – Eresie di libertà per un Paese di sudditi", con prefazione di Carlo Lottieri.

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