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Nel dilemma della scelta, ciò che conta davvero

Il tempo scorre e ci avviciniamo al 4 dicembre, fatidico giorno del Referendum, unico argomento che sembra catturare l’interesse della nostra classe “politica” che non sembra rendersi conto dell’aumentato livello di povertà, che ha ormai colpito anche la classe borghese, della diffusa percezione di insicurezza personale, economica e sociale così come della precarietà delle infrastrutture.
Ma la dimensione più preoccupante, da troppi sottovalutata, nella sostanza come nelle origini, è la delinquenza dilagante, nelle grandi città metropolitane, come nei piccoli centri urbani. Nessuno sembra aver compreso come il fenomeno della delinquenza derivi dall’esclusione sociale imposta dalla crisi economica e causata dai poteri economico-finanziari che, in realtà, governano l’Italia e la maggior parte dei Paesi Europei. Viviamo in una condizione nella quale, in nome di un principio – imposto e non condiviso – di Austerity, sono stati disapplicati i principi costituzionali di uguaglianza formale e sostanziale, di diritto al lavoro e di tutela dell’individuo. Una condizione che conduce, inevitabilmente, all’esclusione sociale e alla tendenza a delinquere.
Si potrebbero rappresentare molti esempi di tali condizioni inique dagli effetti sociali devastanti e pericolosi, a partire dall’applicazione da parte delle Banche (ma potrei citare le milioni di illegittimità sanzionatorie compiute dall’Agenzia delle Entrate e da Equitalia) delle norme di Basilea, da cui scaturiscono le segnalazioni in CRIF per una rata non pagata, conti correnti bloccati, quindi, vita finita. Imprenditori, artigiani, liberi professionisti, pensionati, giovani di belle speranze che un tempo lavoravano con impegno e sacrificio sostenendo un intero Paese e superando ogni difficoltà con le loro capacità, sono stati emarginati dalla società. Cosa dovrebbero fare per sopravvivere?
E’ necessario rendersi conto di quanto l’attuale classe dirigente nazionale ed internazionale viva fuori dalla realtà e di come l’informazione, ormai di regime, dia informazioni edulcorate e di parte.
La distanza ormai abissale che separa la politica e l’informazione dalla realtà sociale delle città, dei quartieri, della provincia d’Italia, impedisce alle élite politiche, economiche e intellettuali di comprendere cosa accade anche da un punto di vista elettorale. Un gran numero di elettori tradizionalmente moderati si sposta su forze politiche estremiste che promette loro (bisognerebbe capire quanto consapevolmente e quanto concretamente) lavoro, sicurezza e inclusione sociale.
Questa analisi delle reali condizioni del popolo, non solo italiano, ma di molti Paesi Europei e in generale del mondo Occidentale, spiega e preannuncia una lunga deriva estremista che porterà alla gestione della cosa pubblica forse politiche populiste (nel senso più riduttivo e deleterio del termine).
Questa condizione sociale e politica porta con sé anche un’altra evidenza: la parentesi dell’Economia della Globalizzazione e della Finanza creativa è ormai chiusa, per un ritorno all’Economia Reale e locale che ci potrebbe portare ad una progressiva crescita delle classe media oggi in estrema difficoltà. Andrebbe ricordato che come una Famiglia sana e libera dà corpo ad una Società sana e libera,uno Stato sano e libero dà corpo ad una Europa sana e libera.
Ritengo che le Riforme si fanno bene e con efficacia quando il Popolo vive nel benessere e il benessere economico e sociale lo costruisce una classe politica Libera e Popolare, democraticamente eletta da una popolazione serena ed istruita.
Nonostante queste condizioni precarie e pericolose quello che oggi sembra interessare la classe dirigente, soprattutto quella politica, è il Referendum costituzionale, dimostrando un livello di autoreferenzialità ormai non più sopportabile.
Il rapporto con gli elettori non si costruisce in laboratorio, non bastano gli esperti della comunicazione ed i sondaggi per fare una buona politica e per ottenere il consenso. Il popolo ed il territorio vanno conosciuti e vissuti quotidianamente all’interno di un percorso fatto di idee, valori e programmi, il Politico, o ancora meglio lo Statista di De Gasperiana memoria di cui il Paese avrebbe bisogno, non si può far trasportare dalle emozioni, deve altresì controllarle, deve avere la maturità e la capacità di condurre responsabilmente la sua gente con scelte corrette, sia quando sono immediatamente recepite dall’elettorato, sia quando debbono essergli fatte comprendere.
D’altra parte, questa classe dirigente è composta in parte da chi è figlio di una legge elettorale che premia il posto giusto sul listino e non il consenso personale conquistato sul campo: dall’altro, da vecchi esperti della politica che hanno come unico obiettivo quello di continuare a occupare posti e poltrone.
Pur riconoscendo l’importanza istituzionale di un Referendum che chiama i cittadini a compiere una scelta che inciderà sulla Carta Fondamentale della nostra Nazione e della nostra società, mi sembra che l’evidente autoreferenzialità del dibattito pubblico legato a questo evento, porti ad una trascuratezza grave e insostenibile delle questioni vere che bloccano questo Paese dentro una condizione economica e sociale molto grave.

Stefano Maggiani

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