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Fabio Rampelli, “populisti e popolari, insieme”

Come si può riunire una alternativa di centrodestra riunificando popolari e populisti?
“Occorre ragionare sui contenuti e prendere atto della realtà di un ceto medio, che in Italia così come in tutto il Mondo occidentale, è impoverito. Un ceto medio che ha già dimostrato di voler reagire in Gran Bretagna, così come negli Stati Uniti, che probabilmente reagirà allo stesso modo anche alle prossime elezioni francesi e tedesche. Questo blocco sociale che è stato per secoli dominante ma che oggi sembra fagocitato dalla grande finanza perdendo la sua centralità, deve trovare un centrodestra capace di rappresentarlo e proporre soluzioni per strapparlo allo spettro della povertà o della marginalità. Un centrodestra capace di interpretare il suo tempo e veda, ad esempio, anche nell’esperienza ungherese una formula cui ispirarsi: più  populisti che popolari, ma comunque insieme. Non serve quindi In Italia un centrodestra come lo abbiamo pensato in passato, ma un nuovo soggetto capace di stare al passo con la rivoluzione culturale in atto.”
Possono essere le primarie la strada per scegliere insieme il candidato premier e il programma?
“Assolutamente si! Occorre coinvolgere le forze alternative al centrosinistra in elezioni primarie. Lo stesso Berlusconi, leader di Forza Italia, ha dichiarato di essere d’accordo se saranno introdotte nella legge elettorale che si sta per ridefinire, sottraendole invece alla gestione opaca dei partiti. È necessario che questa posizione venga unitariamente ufficializzata.”
Quali devono essere i temi forti e unificanti?
“Intanto la sovranità nazionale, che non è un deriva ideologica del passato, ma una necessità pragmatica di salvaguardia degli interessi nazionali… soprattutto se consideriamo che l’Unione Europea è percepita ormai come un soggetto burocratico e dirigista, distante dalle famiglie, dalle imprese, dai popoli. Troppo legata alla grande finanza e troppo fredda verso l’economia reale e la produzione. Occorre invece dare prevalenza alla crescita e allo sviluppo proprio per rimettere al centro dell’Europa la persona e i suoi bisogni: il lavoro, la qualità della vita, i diritti, i valori. Il mondo finanziario deve essere a supporto delle attività produttive e non rimanere fine a se stesso, chiuso nei circoli esclusivi è pronto a escogitare la tempesta speculativa di turno per arricchire un manipolo di persone impoverendone milioni. Occorre dare centralità alla famiglia, rendendo agevole il percorso delle giovani coppie che vogliono mettere al mondo figli, perché un Paese con una natalità bassissima non ha un futuro dinnanzi a sé… e certamente la soluzione a tale problema non può essere, come qualcuno pensa, l’immigrazione. Una nazione che si rispetti si dota di politiche demografiche per affrontare il futuro è dare una speranza alle nuove generazioni. L’immigrazione non solo non è la risposta alla crisi del welfare, ma è contestualmente un problema, se deregolamentata, è a sua volta un fenomeno da affrontare”.

Antonio Coppola

Classe 1987, formazione umanistica. Tra lavoro aziendale e passione per le Arti, è membro direttivo della Fondazione Farefuturo.

Destina il 5×1000 alla Fondazione Farefuturo

Oggi più che mai il ritorno della Politica – dello sviluppo e della promozione di una buona politica – è una vera e propria “emergenza” nazionale, un antidoto necessario per restituire un binario, una direzione alla nostra Italia. La Fondazione Farefuturo, fin dalla sua nascita, si spende senza sosta per questo: studiare, analizzare ma soprattutto proporre modelli e soluzioni per sostenere i valori del buongoverno e con questi l’Italia che produce, che investe sul domani.

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