Politica

La sovraesposizione del banale: ecco il “verbo” di Casalino

La comunicazione politica, quella efficace ma anche “etica”, è cosa seria, si basa su analisi e dati sociologicamente rilevanti, costituisce una strategia scientificamente basata. Nonostante questo, spesso la comunicazione riesce a produrre effetti in modo inaspettato e per vie non standardizzate. Una buona comunicazione politica non sempre si trasforma in modo diretto e immediato in aumento di voti, certamente lavora nel medio periodo sulla costruzione della reputazione e sul consenso. In tempi di campagna elettorale permanente, non si può credere che un mese di campagna prima delle elezioni possa spostare grandi quantità di voti, neanche in un mercato fluido ed eterogeneo come è oggi quello elettorale.

Per questo fanno sorridere le dichiarazioni autocompiacenti e ingenue del responsabile della Comunicazione del M5S, ora portavoce del Presidente del Consiglio. Nel giustificare il proprio compenso, Rocco Casalino fa riferimento alle competenze e ai successi elettorali, come se ci chiedesse di immaginarlo condottiero impavido che porta alla vittoria una comunità politica grazie ad una incredibilmente efficace campagna di comunicazione.

In realtà, analizzando la comunicazione del M5S si evidenzia una conduzione piuttosto standard, appiattita sull’estemporaneità a cui obbligano i social network, senza particolari guizzi tematici, né di forma. Nulla che possa giustificare un successo repentino, né tutto attribuibile alle strategie di comunicazione.

Le vicende più recenti di Casalino, il suo modo di porsi alla stampa e di rispondere al giudizio pubblico, la sua ingenuità nel credere che un messaggio vocale inviato ai giornalisti possa ritenersi una “conversazione privata” e molto altro, raccontano invece di una persona tutt’altro che capace di comunicare, di produrre empatia, di trascinare dalla sua parte il pubblico, di costruire una benché minima strategia di comunicazione e promozione personale.

Il successo del M5S è composito e articolato, è spinto con peso variabile da contingenza storica, situazione sociale, sentimenti diffusi. Il successo comunicativo del M5S non dipende dalle presunte competenze di Casalino, ma dalla naturale genialità comunicativa di Beppe Grillo, che ha costruito in anni di performance pubbliche, politiche e non, l’immagine una comunità coesa, la narrazione di un’altra Italia possibile, di un’alternativa politica. Non a caso uno degli antagonisti del Movimento era inizialmente il sistema dell’informazione colluso con la politica, inutile intermediario di false rappresentazioni della realtà. Basta pensare alle immagini che per giorni rimbalzarono da un telegiornale all’altro e da un canale televisivo all’altro di Beppe Grillo che scappava dai giornalisti e si nascondeva, pur di non rilasciare neanche una dichiarazione. E il divieto per i militanti e poi per gli eletti di partecipare a trasmissione televisive e radiofoniche, di rilasciare interviste. Negare di esserci per esserci con ancora più forza, un’assenza tanto evidente quanto efficace. Questa è una strategia di comunicazione geniale, diversa e dirompente.

Oggi che il M5S si è allineato sulle prassi comunicative più diffuse, oggi che i suoi esponenti parlano e sparlano in ogni dove, la comunicazione è diventata, come per tutti i politici in un sistema iper-mediatico, tanto un pericolo quanto una risorsa. La visibilità è cosa difficile da gestire, soprattutto se ad essere i protagonisti sono inesperti parvenu tanto della politica quanto della comunicazione. Non esiste un retroscena da preservare, non esiste un ambito non visibile, il politico è al centro di un palcoscenico che lo espone a trecentosessanta gradi al giudizio e al commento pubblico.

La posizione iniziale del Movimento era efficace nella sua semplicità: non salire sul palcoscenico pubblico, questo sì ha aiutato i Cinque Stelle a crescere positivamente nella percezione e nel consenso degli elettori. La comunicazione standardizzata di cui oggi Casalino si fregia, non solo non garantisce la crescita del Movimento, ma al contrario la espone ad un’evidente pericolo, la sovraesposizione mediatica con tutte le relative possibili distorsioni.

Chiara Moroni

Sociologa, insegna Comunicazione pubblica presso l’Università della Tuscia di Viterbo. Si occupa di comunicazione, politica, istituzioni, partiti, social media management. Nel 2017 è uscita la sua ultima monografia "Storie della Politica. Perché lo storytelling politico può funzionare" edito da Franco Angeli.

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