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Un’unione “di scopo” (non di comodo) per un centrodestra competitivo

Ciò che manca in Italia è un’area politica di centro-destra che abbia una vocazione maggioritaria e l’obiettivo di governare con chiarezza e responsabilità questo Paese. Dopo l’esperienza del PdL e le tante scissioni successive, non è possibile mettere sul tavolo degli accordi nazionali un progetto di unione basato su valori e identità, perché agli elettori sono ormai chiare le difficoltà intrinseche di un progetto così complesso.

Il fallimento del Pdl – notoriamente una fusione a freddo il cui regista autoritario è stato Silvio Berlusconi – dimostra come il percorso per la realizzazione di un partito unitario della destra, che sappia coagulare l’eterogeneità delle diverse identità politiche di area, sia molto articolato e complesso e richieda una visione di lungo periodo che vada oltre la contingenza elettorale. Eppure una contingenza elettorale esiste, è imminente, e il centro-destra può sperare di ottenere un risultato politico credibile solo a condizione che si presenti unito agli elettori.

Unito non sui valori e sulle identità, quindi, ma unito per uno scopo, quello di avere l’occasione di governare l’Italia e risolvere una serie di questioni particolarmente pressanti che richiedono un atto di coraggio e di responsabilità. Il messaggio agli elettori deve però essere chiaro: non un’unione di comodo, un esperimento di tatticismo politico per la spartizione autoreferenziale delle poltrone, ma un’unione di scopo i cui tratti siano chiari e trasparenti. La sfida è governare e sarà necessario porre nero su bianco quali siano gli obiettivi politici di tale governo. E’ quindi su tali obiettivi che le forze partitiche che oggi compongono l’area debbono trovarsi e ritrovarsi e chiedere, di conseguenza, la fiducia degli elettori.

I cittadini hanno oggi più che mai bisogno di semplicità degli intenti e di chiarezza degli obiettivi politici. Bizantinismi tattici, così come slogan semplicistici, non servono e soprattutto non trovano spazio nel dibattito pubblico, esagitato ed esacerbato da altri soggetti politici ai quali preme confondere le idee e le prospettive. In un dibattito politico dove si sostiene tutto e il contrario di tutto, può emergere con successo e credibilità un messaggio che sia chiaro nelle azioni e negli scopi, coerente e verosimile nelle alleanze e nei temi di programma.

Le forze politiche del centro-destra possono riunirsi con questa prospettiva, mirata e chiaramente volta al governo del Paese, ottenere consenso e voti, sempre che nessuna di esse si faccia catturare dal canto delle sirene di un accesso al governo apparentemente più facile, ma certamente privo di respiro e prospettiva, quando non delegittimante.

Chiara Moroni

Sociologa, insegna Comunicazione pubblica presso l’Università della Tuscia di Viterbo. Si occupa di comunicazione, politica, istituzioni, partiti, social media management. Nel 2017 è uscita la sua ultima monografia "Storie della Politica. Perché lo storytelling politico può funzionare" edito da Franco Angeli.

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